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Society / Giornalismo American Style

Calandra, chi era costui?

Paola Cutini (August 7, 2009)
Una di noi durante una pausa al Calandra Italian American Institute

Le impressioni di alcuni studenti italiani alla scoperta della storia degli italian/americans: chi sono? Qual'è la loro storia? Che cosa abbiamo imparato?

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È il nostro primo giorno di lezione, abbiamo già seguito il corso sul giornalismo video di Lustig e, dopo un fugace pranzo a Bryant Park, ci dirigiamo verso la sede delle nostre lezioni pomeridiane, tra la 43
th street e 6th avenue.
Prendiamo l'ascensore e come un'allegra scolaresca arriviamo fino al diciassettesimo piano, davanti ad una porta con la scritta: Calandra Italian American Institute.

Ci guardiamo intorno incuriositi di vedere una piccola isola italiana al centro di New York e ognuno cerca lo sguardo dell'altro, perché ad un tratto ci rendiamo conto che nessuno di noi sa chi è questo Calandra e che tipo di lezioni dobbiamo seguire.

Quasi mortificati, ci accorgiamo che non ci siamo preoccupati di indagare sull'identità di questo importante senatore che ha fatto tanto per gli italiani in America.

Lo sfondo delle nostre lezioni

Un po' rimbambiti dall'abbiocco post-pranzo iniziamo le lezioni sul tema degli Italian/Americans e la prima cosa che impariamo è che non si deve mai scrivere Italian/Americans con il trattino, ma si dovrebbe utilizzare uno slash, che simboleggia un lento scivolamento di una cultura all'interno di un'altra, mentre il trattino indica una netta separazione che dovrebbe essere evitata in tutti i processi migratori.


Cosa sapevamo degli italian/americans? Poco!


Nelle nostre menti c'erano le immagini di famosi registi come Brian De Palma, Abel Ferrara, Frank Capra ecc, o molti attori che incarnano la tipica immagine dell'italiano come Turturro, De Niro e tanti altri, ma la maggior parte di noi ignorava, prima di frequentare questo corso, quanti italiani hanno lasciato il nostro Paese e cosa hanno dovuto affrontare nel Nuovo Mondo.

Dall'Italia guardiamo agli Stati Uniti con un misto di ammirazione e sufficienza: mentre invidiamo gli americani per la loro libertà, modernità e tecnologia, li ridicolizziamo un po' per la loro mancanza di finezza e di stile e non pensiamo al fatto che i nostri conterranei che emigrarono qui possano esser stati discriminati per gli stessi motivi.


Il Dean Tamburri fornisce dettagli sulle lezioni

Nel corso della prima lezione, che ha per oggetto gli italian/americans, il Dean del “Calandra” ci parla degli stereotipi e delle prime immagini che accompagnavano gli italiani: ladruncoli, ignoranti, “Dago” (una parola che viene dal nome Diego ed è un termine dispregiativo molto forte come “terrone”).

Grazie alle lezioni del Professor Gardaphé scopriamo che gli emigrati furono discriminati, che erano dipinti come ratti, che subirono enormi ingiustizie, che facevano paura – prima in quanto anarchici e comunisti e più tardi come mafiosi –, che venivano insultati e che molti di loro rinunciarono al cognome italiano pur di essere integrati e non sospettati di connessioni con la mafia.

Grazie al Professor Milione abbiamo capito l'entità del fenomeno migratorio che ha coinvolto gli italiani.

Come mai non conoscevamo questa realtà? Perché nelle scuole italiane non si affronta un argomento così doloroso, ma fondamentale, come l'emigrazione e le sue problematiche?

Ci interessa soltanto la storia di chi resta in Italia e guardiamo soltanto all'interno del nostro cortile?

Sono domande che mi sono posta ogni giorno nell'ascoltare le parole d'insulto, il racconto degli episodi di linciaggio e nel vedere i filmati in cui gli italiani erano rappresentati come ladri, sporchi e ignoranti.


Tutti noi con il Dean Tamburri

Ormai gli italiani che arrivano in Americani non hanno più la valigia di cartone con lo spago; spesso sono professionisti e studenti che non hanno la possibilità di emergere in Italia, eppure anche loro sono emigrati con le stesse speranze e gli stessi bisogni di coloro che hanno lasciato il nostro Paese più di un
secolo fa.

Da pochi decenni l'Italia è diventata un paese ospite per molti emigrati e, dopo aver sentito la storia degli italian/americans, è impossibile non capire che stiamo riservando agli stranieri che arrivano da noi lo stesso trattamento che hanno subito gli italiani in America.

Probabilmente questa storia ci può insegnare ad accogliere gli stranieri come esseri umani pieni di risorse e buone intenzioni, ma soprattutto ci potrebbe aiutare a capire meglio noi stessi, chi eravamo ieri e chi siamo oggi... “Scusate se è poco!”