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Society / Giornalismo American Style

Il tempo libero

Valentina Vale Matteo (August 7, 2009)
Accoglienza nel Bronx

Il tempo libero come espressione di se stessi, condivisione e messa alla prova.

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Ragazzi, domani sveglia alle 7:00!!No... io voglio dormire! Ma come?? Domani giornata di shopping!! Io voglio andare a visitare il Bronx! No, in realtà domani dobbiamo andare a vedere il panorama dal'Empire... Ma si era detto che avremmo fatto... Ok, ricominciamo da capo. Domani che giorno è? IL NOSTRO GIORNO LIBERO!!! Vabbè ragazzi, buona notte... decidiamo domani!


Nove menti pensanti, assonnate e stanche, come possono trovare un' organizzazione solenne, se non sovvertendo i continui pronostici, maturati nell'arco di una routine alquanto inadeguata alle loro abitudini? Semplice, trovando il modo di delegare  a ognuno un compito che, nel bene o nel male, lo possa rendere rappresentante di una confraternita, tanto indispensabile quanto unico nel suo ruolo. Come dire, una squadra.
Ecco che allora  possiamo ricomincare...

Visita a Ellis Island
Prima tappa significativa: Ellis Island e Liberty Island! Per arrivarci l' autobus era indispensabile, ma la magia sarebbe potuta nascere e crescere, solo se la fatica, unita allo stupore avessero fatto il loro ingresso tra un passo scalcinato e l'altro. Scendevamo quindi al World Trade Center Site per una passeggiata lungo le rovine di Ground Zero. Ma anche questa nostra suggestiva maratona, il cui vincitore sarebbe stato lo scoiattolo che avremmo inseguito fino a che i nostri respiri non si sarebbero resi affannati, non poteva non  rendersi memorabile per l' aver tralasciato qualcosa: Paola, la macchina fotografica! Manu Chao avrebbe detto “infinita tristeza”, ma noi continuavamo a ripeterci, con zelante determinazione, la tipica frase di Vasco “vado al massimo, a gonfie vele”, perché, anche se le vele non c'erano, sul traghetto era sicuramente più adeguata.

Di lì a breve il fascino dei colletti bianchi di Wall Strett, le bandiere americane sventolanti con quel fantomatico movimento ondulatorio, che qualsiasi libro, fotografia o film ha da sempre cercato di riprodurre era lì, davanti ai nostri occhi, pronto per essere immortalato anche da noi.Sea Port, musica e finalmente vettovaglie ci avrebbero aspettato insieme ad Andrea, con luci magiche e atmosfere suggestive.

 
 
I nostri iter turistici non erano sempre vissuti all'unisono. Malgrado volessimo conoscere, vedere e condividere, i giorni per poterlo fare sarebbero stati troppo pochi; non potevamo quindi che delegare a due diverse fazioni l'onere di fotografare, nonché sperimentare, posti che avrebbero potuto essere raccontati, stimolando l'entusiasmo di chi era invece finito nella morsa di un'altra spettacolare esperienza. Ma la sera era bello passarla tutti assieme, condividendo stanchezza e allucinazioni ottiche, dovute alle mille luci colorate e a una pioggia spesso irriverente. Lo shooping era un dispendio temporale piuttosto liminare, nel senso che, tra una street e un'avenue, attirava la nostra attenzione con il suo canto delle sirene, senza subordinare però la nostra voglia di avanscoperta.

L'attenzione ricadeva sempre verso il diverso modo di organizzare la vita dell'altro e forse era proprio questa una delle ragioni per cui l'armonia cercava sempre di mantenere alta la sua asta. Le interminabili giornate non ci lasciavano che l'illusione di poter reggere le luci psichedeliche di locali e le musiche ritmanti i nostri passi ormai scoscesi diventavano la proiezione di quello che sapevamo avremmo fatto in Italia, ma non avevamo alcuna intenzione di riproporre qua, a New York. Solo uno di noi, l'irriducibile Andrea, aveva il cosiddetto spirito di chi la mattina mangia “pane e gazzella” ed era sempre pronto a pronunciare la solita frase: “Ragazzi, chi viene con me?” ma, come dire, ognuno di noi chiedeva venia.

Greenwich village, Guggenheim museum, Metroplitan Museum, Soho, Little Italy sono state solo alcune delle tappe più importanti. Non poteva mancare nel nostro diario di bordo qualche resoconto sul Bronx: colorato, pericoloso, fatiscente per chi l'ha visto con l'immaginazione, famigerato, sorprendente, insospettabile per chi ha avuto l'onore e l'onere di viverlo in prima persona, con l'insaspettata accoglienza che paradossalmente ci aveva  restituito una gratuita ospitalità, questa volta senza tasse, quasi fossimo realmente attesi e forse anche un po' un piccolo richiamo d'interesse.

Possiamo quindi definirci turisti nel tempo libero? In parte sicuramente si, ma non nel dettaglio; concerti, musical, lunghe passeggiate, sorseggiando quello che qua chiamano caffè e che per noi non è altro che acqua macchiata,  rappresentano la nostra volontà di integrarci in una comunità che già ci rappresenta, perchè ci include, senza che noi possiamo rendercene conto.Correre, lavorare, non fermarsi mai, mangiare al volo, sorridersi tra la folla per un inusuale gesto di cortesia, chiedere informazioni e ritrovarsi con una guida improvvisata, perdersi per poi ritrovarsi.

… Insomma come cantano i R.e.m. “Leaving New York never easy, i might have lived my life in a dream, but i swear, this is real...”.