Alla residenza Hunter, presso cui la maggior parte dei partecipanti alla summer school ha alloggiato, la sveglia “suona” immancabilmente alle ore 7 ed è annunciata in modo molto particolare: Paola infatti, leader incontrastata del risveglio mattutino, bussa pazientemente a tutte le nostre porte, facendo spesso anche 3 giri di corridoio, per accertarsi dell’effettivo stato sonno-profondo, ri
sveglio-parziale, risveglio-completo di ognuno. Scatta poi l’esilarante discussione mattutina sul come arrivare a destinazione, ovvero alla sede della Journalism Graduate School, che vede solitamente protagonista Chiara - massima esperta su orari, coincidenze e percorsi degli autobus di Manhattan - battersi contro una nutrita schiera di ritardatari, che suggeriscono il taxi, e una meno nutrita schiera di salutisti che invece propongono di fare il percorso a piedi. Il mistero rimasto tutt’ora insoluto è che i 7 inquilini del residence sono riusciti ogni giorno ad arrivare praticamente alla stessa ora, che siano venuti a piedi, in taxi o in autobus.
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| Breakfast |
Andrea, una delle due “outsider” del residence, nonostante sia ubicata in Washington Heights, zona decisamente più lontana della 25esima East, dove si trova l’Hunter, riesce invece ad essere sempre in anticipo facendosi trovare di fronte al Dean & Deluca all’angolo della quarantesima strada e l’ottava Avenue in paziente attesa dell’arrivo in simultanea, nonostante la varietà e la fantasia applicate giornalmente alle soluzioni di trasporto, del variegato gruppo, per fare colazione insieme.
Dopo la colazione ha inizio la vera e propria “full immersion” nella giornata scandita da ritmi piuttosto serrati. Alle nove il professor Lustig inizia la sua lezione di videogiornalismo, una lezione caratterizzata da un approccio particolarmente pragmatico e concreto all’uso della telecamera ed alla tecniche di videoripresa. Sin dal primo giorno, le nove persone che partecipano alla Summer School, di cui 8 ragazze ed un solo ragazzo, sono stati divise in 2 gruppi con il compito di realizzare ciascuno un servizio video in due luoghi differenti, importanti e significativi di New York, quali Bryant Park e Times Square. Al termine della lezione, gli insegnamenti vengono subito messi alla prova pratica, tramite le riprese fatte rispettivamente dai due gruppi a Bryant Park e a Times Square, seguite da una quotidiana puntata in sala editing, fino all’una circa. A questo punto i due gruppi si ricongiungono per un velocissimo pranzo, spesso consumato a Bryant Park, luogo di pausa e di lavoro, dove è possibile continuare a studiare l’ambiente per individuare locations e spunti creativi, anche durante la sosta fulminea.
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| Visita al New York Times |
Ore 13.30, iniziano le lezioni pomeridiane al Calandra Institute, poco distante da Bryant Park e raggiungibile a piedi. Le lezioni, tenute da Professori come Michael Arena e Anthony Tamburri, hanno riguardato lo storytelling, l’etica del giornalismo e l’identità degli “italo/americani”, argomento che, in particolare, ha esercitato un notevole appeal sui partecipanti al corso. Al termine delle lezioni del Calandra è spesso in agenda una visita guidata alla redazione di un giornale, il New York Times per esempio. Le visite terminano verso le sei o le sette a seconda del programma della giornata. Dopodiché i gruppi tornano allo script del proprio progetto e, quando è possibile, si concedono una “pausa concerto” o una cena insieme, pause comunque frettolosissime. La maggior parte delle serate è infatti dedicata allo sviluppo del progetto tramite continue operazioni di brainstorming e confronti, talvolta anche lievemente accesi.
Le luci delle camere che si affacciano sul corridoio del’Hunter non si spengono solitamente prima delle due, anche tre del mattino, quando, confidando nell’energia e nella determinazione della nostra Paola ad essere una sveglia efficiente, arriva il momento di andare a dormire.