Arte e cultura
Arte e cultura
Arrivano dall’Italia e sono pronti per affrontare l’esigente pubblico della Grande Mela. Sono gli artisti che fanno parte del progetto “Improvvisatore Involontario”, vero e proprio fenomeno del jazz contemporaneo che raccoglie alcuni tra i più innovativi musicisti presenti sulla scena musicale europea e internazionale.
Nato da un’idea del musicista Francesco Cusa, insieme con Paolo Sorge e Carlo Natoli, Improvvisatore Involontario può vantare la collaborazione di 20 artisti europei.
i-Italy ha intervistato i protagonisti di questa vera e propria “spedizione musicale” a New York, nata grazie all’intuizione di Marco Cappelli, professore di chitarra classica del Conservatorio di Palermo ed uno dei più eclettici e attivi musicisti del panorama newyorkese.
Rispondono dall’Italia prima della loro partenza Francesco Cusa, presidente e co-fondatore dell’associazione, nonché batterista e Paolo Sorge, artista chitarrista e presidente della società di edizioni e co-fondatore.
Marco Cappelli a New York ci ha dato altri dettagli sulla realtà neworkese e sull’eccezionale presenza del polistrumentista Mauro Pagani.
Come è nata l'idea di Improvvisatore Involontario e cosa vi ha spinto a creare questo progetto?
Una notte a Catania, qualche anno fa, subito dopo un concerto di Skrunch Francesco comunicó a me e Carlo Natoli di avere pensato a "Improvvisatore Involontario", una sorta di ossimoro, come perfetta denominazione per il collettivo che già da un po' di tempo avevamo intenzione di costituire.
Del resto si trattava di dare ufficialità a una rete di contatti già esistente da tempo ma fatta da individui, e nessuno di noi probabilmente credeva più nell'individualismo nella vita artistica.
Io e Francesco poi al di là dell'aspetto giovanile (eheh) abbiamo già circa 25 anni di musica sul groppone: non potevamo certo rimanere ad aspettare che i protagonisti del music-business venissero a chiamarci quando abbiamo sempre assunto ciascuno nel proprio percorso artistico posizioni trasversali, eclettiche, difficili da catalogare. Era tempo dunque di rimboccarsi le maniche e rilanciare.
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| Paolo Sorge |
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| Francesco Cusa |
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| Marco Cappelli |
| Mauro Pagani |
Quindi non solo un'etichetta discografica indipendente, ma un luogo di cristallizazione di idee eterogenee per concezione, che avesse la capacità di aggregare musicisti, artisti e semplici simpatizzanti intorno a processi produttivi condivisi. Insomma la poetica del fare, l'artigianato prima della teoria, la bio-diversità culturale contro l'appiattimento imposto del mercato.
Cosa accomuna tutti gli artisti coinvolti e quali sono stati i criteri nella selezione degli artisti?
- Francesco Cusa:
La differenza tra Improvvisatore Involontario e gli altri collettivi sta tutta nel fatto che le nostre porte sono "aperte".Chiunque può entrare e farne parte. Certo a partire da determinati requisiti, ma in buona sostanza è richiesta una grande voglia di fare e di condividere questa meravigliosa esperienza. Più che una label, che un collettivo di musicisti, siamo un movimento di opinione. Dunque l'obiettivo principe è quello di veicolare un certo tipo di messaggio. Per questi rispetti la selezione non avviene tanto sulle capacità musicali quanto sulle affinità umane ed intellettive. Certamente poi in II sono presenti grandissimi musicisti, ma essi sono in qualche modo posti al servizio della "causa", esattamente come i pur bravi artisti non professionisti che fanno parte del collettivo."
Cosa vi aspettate da questa esperienza americana?
- Francesco Cusa:
Nè più né meno che quel che ci aspettiamo da un qualsiasi altro concerto. Certamente l'impatto con la Grande Mela sarà di quelli tosti, ma penso che sonorizzeremo e faremo nostri gli odori, i sapori e la sterminata cultura di questo 'continente espressivo', di questo microcosmo di culture e fervori che è NY. Molte delle nostre fonti di ispirazione nascono proprio qui: quindi diciamo che sarà un'esperienza particolarmente frizzante.
Che rapporto avete con i musicisti newyorchesi?
- Paolo Sorge:
Sai, per me che come musicista ho ricevuto il mio imprinting dal Jazz e oggi insegno perfino questo linguaggio in Conservatorio è un rapporto che potrebbe cadere facilmente nella sudditanza culturale .. Invece no, pur avendo suonato circa un anno fa con Don Byron ed avendo contatti diretti con alcuni jazzisti newyorkesi rivendico la cifra autoctona del musicista italiano orgogliosamente. Anzi a volte parlare un jazz un po' maccheronico risulta proprio interessante, puó produrre risultati più originali.
Come sei entrato in contatto con Improvvisatore Involontario?
Ho incontarto Improvvisatore Involontario nel 2006: già vivevo a New York, ma mi capitò di fare alcuni concerti in Italia in duo con Francesco Cusa, un grande musicista che seguivo già da tempo sia come batterista/compositore che come "pensatore". Mi parlò di Improvvisatore Involontario, e mi sembrò subito una cosa importantissima per il panorama musicale Italiano, dal quale per l'appunto ero scappato a gambe levate. Decisi dunque di associarmi, anche se fino all'attuale rassegna newyorkese il mio contributo è stato, per forza di cose, più da socio sostenitore che da membro attivo.
Come è nata l'idea della rassegna a NY?
- Marco Cappelli:
New York è un "caput mundi" della creatività: da qui sono partite e partono ancora oggi alcune delle più innovative esperienze
artistiche della storia contemporanea. Chiunque si occupe di arte, e più nello specifico di musica, si imbatte prima o poi in quello che succede qui a New York: va da se che relazionarsi alla scena newyorkese sia un "must", ed e` giusto che chi ha il coraggio di attraversare l'oceano fin qui per mettersi in gioco finisca inevitabilmente sotto i riflettori.
Per Imrpovvisatore Involontario questi riflettori saranno importanti per smuovere le acque morte della pozzanghera culturale italiana, dove a dispetto delle enormi energie creative presenti sul territorio, si muove davvero troppo poco, e l'esperienza creativa diventa spesso frustrante se non impossibile. Improvvisatore Involon è qui non solo per dialogare in musica con i suoi referenti americani ed internazionali, ma anche per dimostrare in casa propria che è possibile spezzare le catene che imprigionano la creatività in Italia, facendo alle varie parrocchie con la puzza sotto al naso una bella pernacchia, affettuosa ed amichevole. Diciamo... alla Totò.
Come hai concepito il programma?
- Marco Cappelli:
Quali sono state le maggiori difficoltà per organizzare un evento del genere?
- Marco Cappelli:
Tra i musicisti c'è un outsider, Mauro Pagani, come si coniugherà la sua presenza all'interno del programma?
- Marco Cappelli:
Mauro è un jolly, è la carta magica capace di scompaginare il gioco per ritrasformarlo in qualcosa di unico. Impossibile sapere come si coniugherà fino a quando non si sarà coniugato. Venite in massa: vi assicuro che ne vedremo delle belle...