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Fatti e storie

Gian Antonio Stella: per amore dell'Italia

Letizia Airos (October 12, 2011)
Foto di Annalisa Iadicicco

Incontro a New York con l'autore di alcuni dei libri di denuncia più discussi degli ultimi anni. Oltre al suo ultimo scritto (L'assalto alle bellezze d'Italia - con Sergio Rizzo) , porta in diverse sedi insieme alla Compagnia della Acque, con la regia di Gualtiero Bertelli, uno spettacolo multimediale: The Horde" (L'Orda). Storie, canti e immagini degli immigrati italiani".

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Riesco a parlare qualche minuto con il vulcanico Gian Antonio Stella, noto scrittore e giornalista del Corriere della Sera. E’ negli Usa per presentare l’ultimo libro ed il suo spettacolo dedicato all’emigrazione. E" per lui un vero tour de force da un teatro all’altro, da un’università all’altra.

La conversazione avviene poco dopo la rappresentazione alla Scuola d’Italia Guglielmo Marconi. Mi fermo con lui per poi accompagnarlo alla stazione. Andrà a Filadelfia per un altro incontro. Sono ancora per così dire stregata, dalla magia di "The Horde" (L'Orda). Storie, canti e immagini degli immigrati italiani"  che la Compagnia della Acque, con la regia di Gualtiero Bertelli, ha messo in scena insieme a lui.
 
Davanti ad un pubblico di giovanissimi abbiamo visto scorrere immagini, parole e canzoni di emigranti, persone ed eventi che hanno segnato la storia italiana e americana. Volti di personalità note e sconosciute. Un racconto denso che riassume l’impegno, il lavoro, i successi ma anche i profondi insuccessi, la discriminazione, le rinunzie dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti, l’integrazione forzata, i linciaggi, le rappresentazioni indegne dei media, il razzismo.

E nel  racconto di Stella, perfettamente integrato nella rappresentazione multimediale con suggestive fotografie e canzoni, un filo rosso è evidente fin dai primi momenti.
 
Quelle parole, quei volti delle persone in partenza, nelle navi, che arrivano, tra speranza e disperazione, tra sogni e inganni, sono gli stessi di chi oggi sbarca sulle coste del Mediterraneo.

 
 
 
 


 

 

 

 


 


 
Tutte le foto alla Scuola sono di
Annalisa Iadicicco
Le diverse rappresentazioni dello spettacolo,  tra New York e New Jersey,  sono nate  e poi sono state realizzate grazie alla Prof.ssa Teresa Fiore, docente di Studi Italiani e italoamericani presso la cattedra intitolata a Theresa and Lawrence Inserra.

Fiore ci ha raccontato con che tenacia ha dovuto affrontare diverse difficoltà, non ultima la traduzione indispensabile per rendere comprensibile lo spettacolo agli americani e alle giovani generazioni di italo-americani che non parlano la lingua d'origine.  E' poi riuscita a convolgere istituzioni, università, scuole.

Lo spettacolo a cui abbiamo assistito è stato realizzato in una palestra scolastica grazie all'impegno di un altra insegnante: la preside Anna Fiore che ci ha raccontato come hanno lavorato in maniera corale per rendere possibile la rappresentaizone non solo il personale docente e gli allievi ma  anche i genitori, i parenti.

Grande impegno è stato anche quello della direzione didattica del Consolato Generale di New York.
 
E alla Scuola d'Italia abbiamo visto recitare uno Stella dai toni quasi paterni, attento e consapevole di trovarsi di fronte ad una platea di giovanissimi. Oltre agli studenti della Scuola Marconi c’erano anche quelli di scuole americane dove si studia la lingua italiana con il coordinamento dello IACE.
 
Hai già rappresentato a New York uno spettacolo con un tema simile, qualche anno fa, “Odissee. Italiani sulle rotte del sogno e del dolore”. Cosa è cambiato da allora?
 
La crisi economica ha peggiorato la situazione. Finchè sei in una condizione di ricchezza e benessere l’arrivo di immigrati  viene tollerato. Anche dai più xenofobi. Perché in qualche modo è utile. C’era un’ambiguità in chi vota Lega. Soprattutto per gli imprenditori. Perché fermare gli immigrati? Avevano bisogno di forza lavoro e tutti gli studi dicono che è assolutamente indispensabile l'immigrazione in Italia.
 
Adesso con la crisi gli immigrati vengono visti soltanto come coloro che provocano dei danni.  Portano via lavoro,  portano via le case. Hanno tanti figli ed il diritto ad avere una dimora popolare tolta agli italiani.
 
Questo è un problema di difficile soluzione e la stessa sinistra, secondo me, non è mai stata combattiva. L’opposizione avrebbe dovuto essere molto più attiva,  la storia ci dice che i paesi che non accolgono sono quelli che economicamente stanno peggio.  
 
A prendere più immigrati oggi sono proprio la Francia e la Germania. La Germania va benissimo. I paesi che sono stati più chiusi, vanno peggio. Tra quelli più ricchi il Giappone è il più chiuso di tutti. Non vogliono immigrati lì. Il mese scorso un ministro nipponico ha dovuto dimettersi perché aveva ricevuto dei fondi legittimi, puliti, aperti, visibili e trasparenti da una organizzazione di immigrati coreani; Il Giappone è cosi.
 
E, per così dire, Gian Antonio Stella la butta sull’economia…
 
Ti faccio un esempio di cui mi ricordo i dati perché li ho scritti tante volte. Oggi, ci sono in Italia circa un 1.3 milioni di persone non autosufficienti. Anziani, vecchi. Quindi abbiamo 1.3 milioni di badanti circa. Se queste domani mattina andassero via tutte dovremmo 1.3 milioni di posti letto in pensionati e case di accoglienza.
 
Posto letto vuol dire, acquisto del terreno, progettazione, costruzione, arredamento, infermeria... un posto costa 150 mila euro. Poi devi assumere circa 710 mila persone, circa. Allora una cosa come questa viene a costare una cifra spropositata. Spropositata. L’Italia non se lo può assolutamente permettere. Se domani mattina andassero via tutte le badanti, tanto per capirci, l’Italia dovrebbe investire in 5 anni 150 miliardi di euro che è impensabile.
 
 “L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi” del 2003 è stato un libro importantissimo per l’editoria italiana.  Ancora unico nel suo genere.  Per capirlo ancora di più occorre però considerare tutto il lavoro di Stella,  la sua continua inchiesta  su molti altri temi che inquinano il nostro Paese.
 
Ricordiamo solo alcuni titoli di suoi scritti. Parlano da soli:  Lo spreco. Italia: come buttare via due milioni di miliardi, 1998, Tribù. Foto di gruppo con Cavaliere, 2001, La deriva. Perché l'Italia rischia il naufragio (con Sergio Rizzo) – 2008, 2009 - Negri, froci, giudei & Co. - L'eterna guerra contro l'altro –,  fino all’ultimo presentato all'Istituto Italiano di Cultura di recente  - Vandali. L'assalto alle bellezze d'Italia (con Sergio Rizzo) - 2001.
 
Gli chiediamo quale sia il filo conduttore che allinea tematiche a volte apparentemente differen
ti
 
Io sono innamorato pazzo dell’Italia e l’Italia mi mette le corna. Tutti i giorni. Mi domandano “Ma perché fai dei libri che parlano male dell’Italia?”. Io non parlo male dell’Italia. Io mi arrabbio con l’Italia perché la amo. Se hai una donna che non ti interessa e ti mette le corna, non ti preoccupa se ti tradisce. Non te ne importa niente. Soffro, me la prendo e sono furibondo perché la amo.
 
Ed il tuo giornalismo ‘arrabbiato’ è quindi un continuo tentativo di riconquistarla?
 
Io credo di fare del giornalismo civile. Senza pretendere niente di più che un po’ di civiltà di rapporti. Cose normali. Nei paesi seri funziona così. Quello che mi da fastidio è che vengo accusato di qualunquismo. Ma io sono lontano mille anni luce da questo.

Dicono che attaccando alcune sfaccettature del mondo politico voglio colpire tutta la politica nel suo insieme. Non è così. Io sono pronto a prendere il fucile per difendere la democrazia. Peso le parole. La democrazia la difendo in tutti i modi. Però non bisogna confondere la democrazia con il fatto che il presidente della provincia di Bolzano guadagna 35 mila euro l'anno. Più di Obama... questo è inaccettabile. Non c'entra niente la democrazia. Quello è privilegio.
 
Occorre dire che c’è un pensionato della regione Sicilia, si chiama Felice Crosta e prende 500 mila euro l'anno di pensione. 229 più di Barak Obama... E’ inaccettabile. Non c'entra niente con la democrazia. Quindi noi stiamo facendo una battaglia di civiltà. Io vorrei essere semplicemente in un paese che fa  cose normali. Se hai rubato vai in galera.
 
Ma è possibile che il figlio di Umberto Bossi, Renzo detto il Trota, guadagna al netto più dei governatori dell'Arkansas del Colorado e del Maine messi insieme. Come è possibile? Mi dicono “tu metti sotto accusa tutta la democrazia”. No, io metto sotto accusa voi che state rovinando la democrazia.
 
Dunque l’emigrazione, come la cosidetta Casta italiana, come la situazione del nostro patrimonio culturale
...
 
Il mio messaggio è un messaggio globale. Se tu sei così egoista che ragioni solo sui soldi... allora ragioniamo solo sui soldi. Vuoi mandare via tutte le badanti... 150 miliardi di Euro in 4 anni. Vuoi mandare via gli operai? Perfetto, mandiamoli via tutti. Allora gli immigrati oggi in Italia sono il 7% e producono l'11,2% del Pil. Vuoi mandare via tutti? Benissimo. Sia chiaro che sei nella merda. Sia chiaro che poi non c’è nessuno che paga le pensioni perché gli immigrati sono loro che tengono su l’INPS pagando i contributi e probabilmente non si sa fino a che punto poi continueranno le pensioni. Mettiamola sul piano economico... se vanno via gli immigrati ci perdiamo. Punto. Se vuoi capirlo bene, altrimenti rassegnati.
 
E’ lo stesso vale per quanto riguarda la cultura? Il nostro patrimonio artistico e monumentale?
 
Negli ultimi anni c’è stato un atteggiamento molto individualista anche piuttosto egoistico. Ognuno ha fatto come gli pare. E’ stato devastante anche sulla cultura.
 
Ma allora io dico: non ti interessa salvare Pompei, Selinunte… non ne capisci il valore? Mettiamola sul piano dei soldi. E’ assurdo buttar via un patrimonio immenso come quello italiano che potrebbe far guadagnare. L’Italia non ha il petrolio, non ha il gas, non ha le distese di campi di grano del Canada, non ha gli spazi degli Stati Uniti, non ha terre rare, ma ha questa immensa perfino immeritata ricchezza che è la cultura. Buttarla via è assurdo, è uno spreco folle. Occorre cambiare il linguaggio della politica per ricostruire quella coscienza civica che è andata persa. Altrimenti è una battaglia persa.
 
E come è andata questa tournee americana?
Bene molto bene. Ho lavorato benissimo con una compagnia molto piacevole. Sono stato accolto da tutti benissimo.
 
Ed il pubblico?

 
Molto attento. Anche se con qualche differenza rispetto all’Italia dove per esempio un paio di volte si sono lamentati che nel corso della canzone su Sacco e Vanzetti c’è la statua della libertà con un teschio…
 
Qui non è mai successo. Loro sanno come è andata. E sanno anche che per fortuna l’Italia in America ha conquistato il cuore degli americani in tanti modi. A partire dal cinema. Basti a pensare a come ha raccontato il cuore americano Frank Capra con tutto l’amore di un ‘terrore americano’. E poi abbiamo il cibo, la musica, la scienza… E qui non hanno mai regalato niente. Dunque gli spettatori si sono commossi e non abbiamo mai avuto una contestazione. Loro sanno come è andata.
 
Gli emigranti lo sanno che non tutti non hanno fatto fortuna… L’americano si vanta delle sue origini difficili e di avercela fatta. L’italiano rimuove…


Lo spettacolo ha anche una versione in DVD in italiano pubblicata da Rizzoli.
Ci auguriamo di vedere in vendita presto una in inglese. Come speriamo da anni di veder tradotto anche il libro bestseller in Italia
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"Ora dalle tavole imbandite
con la memoria corta, addormentata
abbiamo fretta di ricominciare
dall'altra parte della barricata"
Noi, G. Bertelli - I. M. Zoppi


 



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