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A margine della rassegna di cinema italiano Open Roads abbiamo posto alcune domande ad Antonio Monda, uno dei due curatori della rassegna newyorkese
E’ cominciata venerdì scorso l’edizione 2008 della rassegna di cinema italiano Open Roads presso il Lincoln Center di New York. Dopo la cerimonia inaugurale, durante la quale hanno sfilato sul palco del Walter Read Theatre tutti i protagonisti delle pellicole selezionate, è stato proiettato il film di Silvio Soldini, “Giorni e Nuvole”, accolto con grande entusiasmo dal pubblico in sala.
Abbiamo posto alcune domande ad uno dei due curatori della rassegna, Antonio Monda. Giornalista, scrittore, critico cinematografico e docente della NYU Monda è da anni un importante punto di riferimento per la promozione del cinema italiano negli USA.
Open Roads è arrivata alla sua ottava edizione. Una manifestazione nata e cresciuta nella città di New York. Come mai tra le tante, è stata scelta questa sede per una rassegna sul cinema italiano negli USA? Perché si tratta della più europea delle metropoli statunitensi?
“Non proprio per questo. Qui non solo c’è attenzione per un certo tipo di manifestazioni, ma New York è stata scelta soprattutto perché è la capitale culturale del mondo.”
La selezione di quest’anno è molto varia, c’è un filo rosso che collega le opere presenti?
“La selezione è stata curata da me e da Richard Peña. Ci sono dei ritorni come quello di Soldini, Ozpetek, Porporati, che già erano stati qui a New York nelle scorse edizioni con i loro precedenti film e poi i volti nuovi come Marengo e Molaioli. Non c’è un filo conduttore nella selezione, abbiamo cercato di dare una panoramica più completa possibile sull’attuale cinema italiano, che ha fornito grandi opere in questi ultimi anni.”
Si potrebbe parlare di una nouvelle vague italiana vista la costante crescita di questa generazione di registi?
“C’è di sicuro una rinascita importante, come testimoniato dai risultati ottenuti dai film italiani nei festival. Hanno visto tutti quello che è successo a Cannes. E qui ci sono film eccellenti come La Ragazza del Lago, anche esso pluripremiato.”
Se ne dovesse individuare solo una, quale indicherebbe come migliore qualità del recente cinema nostrano?
“Direi la varietà. A Open Roads vengono presentati film di genere, di introspezione, film legati a fatti reali e alla realtà del nostro paese. C’è una rinnovata capacità a raccontare bene ogni sfumatura dell’Italia.”
Se il cinema italiano è così in salute allora, come mai la sua esportazione è sempre molto complessa?
“Per quel che riguarda gli Stati Uniti c’è una situazione particolare. Il mercato americano è molto protezionista, solo poco più del 3% delle proiezioni è riservato ai film sottotitolati e all’interno di questa percentuale la fetta italiana è molto piccola.”
E non c’è verso che l’Italia accresca la sua importanza in questo mercato?
“In questi otto anni in cui c’è stata la nostra rassegna sono stati distribuiti venti film. È un dato interessante, certo non ancora sufficiente, ma un miglioramento è in corso. Una manifestazione come Open Roads ha anche questo scopo.”
Ed in questo senso una prima bella notizia viene annunciata da Richard Peña. La pellicola di Soldini, a partire da questa estate, verrà proiettata negli Stati Uniti.
E’ un importante successo per il regista di "Pani e Tulipani" uno dei film che, già nel 1999, aveva cominciato a riportare qualità nelle sale cinematografiche italiane.