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Politics / Votare all'estero, la prima volta (2006)

Salvatore Scardigno ritira la sua candidatura

(March 19, 2006)
Scardigno durante la conferenza stampa nella quale aveva annunciato la sua candidatura al Senato

Con una lettera al Direttore di America Oggi, Salvatore Scardigno comunica di abbandonare la campagna elettorale e sostiene che una "farsa burocratica" ha snaturato la Legge Tremaglia.

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Caro direttore,

la Treccani definisce “farsa” una “cosa non seria, buffonata; messinscena ingannevole…”. Appropriandoci di questa definizione, possiamo tranquillamente considerare l’applicazione della legge per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero una farsa!


Allora, procediamo per ordine. Era stato sbandierato ai quattro venti, sia da Tremaglia che dagli altri dirigenti politici italiani, che la legge sul voto sarebbe servita a fare sentire la voce di oltre 3 milioni di cittadini italiani residenti all’estero, e di dare a questi, col voto passivo, l’opportunità di candidarsi per il Parlamento italiano. La realtà, invece, ci ha mostrato, oggi che conosciamo la lista ufficiale dei candidati, che la stragrande maggioranza di questi appartengono a due categorie: la prima è quella di coloro che si sono dichiarati solo ora di far parte della comunità, e che, grazie ai loro contatti politici, si sono trovati candidati. Un caso, in questa categoria, di cui ho conoscenza diretta è quella di un candidato che, solo da pochi anni immigrato dall’Italia negli USA, e quindi completamente sconosciuto alla comunità, riesce nel giro di poco tempo, a farsi eleggere prima nei COMITES locale, poi nel CGIE, ed infine a candidato ufficiale di un grosso partito politico italiano! Nella seconda categoria appargengono imprenditori, capitani d’industria, ex ambasciatori, e…cantanti vari (e non mi riferisco solo a Rita Pavone!). Tutta gente che la comunità l’ha vissuta solo stando dall’”altra parte”. E allora, di chi la colpa? Intanto, tanto di cappello all’eroe-Tremaglia, a colui che per decenni si è battuto per far cambiare la Costituzione Italiana e consentire il diritto del voto in-loco, ed il voto passivo, agli italiani residenti fuori lo Stivale. (Però, io qui sarei ingeneroso se non accennassi al fatto che, personalmente, ho conosciuto solo un politico che per anni ha portato avanti, almeno dalle nostre parti, la stessa battaglia di Tremaglia: questi era un certo Lauricella, la cui collocazione politica ed attuale attività politica mi è sconosciuta).

Quindi, bravo Tremaglia! Ma poi che succede al nostro eroe, dopo l’approvazione della legge? Egli sbandiera ai quattro venti che è finalmente giunta l’ora della partecipazione diretta dei cittadini all’estero nell’organizzazione politica italiana, non solo, ma ora potranno anche candidarsi per il Parlamento italiano. Liste civiche saranno formate, si parla di un’unica lista degli Italiani all’Estero che includerà chiunque volesse partecipare alla gara elettorale. La comunità italiana all’estero gioisce. Alleluia! Alleluia!  Ed invece, qui, incomincia la metamorfosi del Nostro. I partiti politici italiani gettano i loro artigli sulla comunità italiana all’estero: usurpano indegnamente il diritto della comunità di essere rappresentata da membri della comunità stessa e non da tesserati politici. Ed ecco che, a parte qualche eccezione, spuntano candidati affiliati ai vari partiti polici italiani che nulla hanno a spartire con la comunità che dicono di rappresentare. Ed il Nostro cosa fa? Invece di denunciare e battersi per salvaguardare i sani principi della Legge sul voto, che voleva una diretta partecipazione della comunità nel processo politico italiano, senza il diretto controllo dei partiti politici, si allinea egli stesso col potere politico, professando una sfacciata e vergognosa politica alla Tremaglia-pro-domo-sua, presentando addirittura otto liste del suo partito (Liste Tremaglia, senza parlare delle Liste CTIM) per l a Circoscrizione estero.

 Se poi consideriamo le (da noi vissute) visissitudini associate alla preparazione della documentazione necessaria per convalidare la candidatura di un aspirante candidato, che ha il supporto della comunità, ma non la tessera di un partito, allora il panorama (che include la raccolta delle firme dei sottoscrittori, le interfacce con l’esasperata burocrazia italiana, sia consolare che ministeriale) è davvero raccapricciante e, anche la già sconvolgente definizione di farsa della Treccani non farebbe giustizia alla situazione reale. Infatti, fra queste visissitudini, menzioniamo:

1. L’improvvisazione e la scarsa conoscenza da parte del vice consolato di Newark della documentazione necessaria, a norma di legge, per la presentazione della candidatura al Senato. La documentazione ottenuta si è in seguito rivelata imprecisa e, possibilmente, non ottemperante le norme italiane vigenti.
 
2. L’oggettiva difficoltà logistica presentata dal tentare di condurre il maggior numero possible di italiani alla sede del vice consolato, al fine di depositare le loro firme alla presenza del vice-console.

3. Gli inaccettabili ritardi nel ricevere la lista ufficiale dei cittadini italiani residenti nella circoscrizione consolare. La lista, la cui consegna era stata ufficialmente programmata dal Ministro dell’Interno per il giorno 8 Febbraio 2006, è stata recapitata all’aspirante candidato il giorno 20 di Febbraio, lasciando di fatto solamente tre o quattro giorni per la raccolta del resto delle necessarie 250-1000 firme, che, per essere valide, debbono essere siglate di fronte al vice-console.

4. L’enorme numero di errori (circa 20%) che la lista conteneva rispetto a nominativi e indirizzi, che ha ulteriormente impossibilitato l’identificazione e l’ informazione di tutti i potenziali firmatari.

5. La totale latitanza di tutti gli organismi mediatici italiani (radio, giornali, televisioni) nel periodo precedente la raccolta delle firme. Durante tale periodo l’informazione offerta, con riguardo alle tematiche delle elezioni in Italia e delle nuove norme regolanti il voto dei cittadini Italiani all’estero, è stata scarsa o addirittura inesistente. Ci si è trovati ad avere gli aspiranti candidati dovere farsi carico del compito, non facile, di convogliare personalmente le informazioni  sul rinnovo del Parlamento e sul voto degli Italiani all’estero alle varie comunità.

È stato veramente triste constatare come i lodevoli intenti della legge Tremaglia siano stati di fatto snaturati in fase applicativa per i motivi sopra citati.

Vorremmo, pertanto, invitare tutte le autorità competenti ad una attenta rilettura e ad una più consona applicazione dell’ Art. 3 dei Principi  Fondamentali della Costituzione Italiana, che recita:  “Art. 3.  Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.  È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”


Grazie per l’ospitalità.

Ing. Salvatore Scardigno
New Jersey
 

Da America Oggi, 19 marzo 2006

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