Politics / Votare all'estero, la prima volta (2006)
Politics / Votare all'estero, la prima volta (2006)
Gli italiani all'estero hanno l'arma della preferenza.
Noi italiani all’estero possiamo già vincere, tutti, diventando un esempio per l’Italia. Proprio così, dando agli italiani in Italia, una lezione di anti-faziosità.
Da sempre la malattia infantile della democrazia italiana, lo spirito visceralmente fazioso che sta dentro ogni italiano, di chi si sente per tutta la vita guelfo o ghibellino, spinge sempre a votare contro, mai per qualcuno. Così se prima si votava Dc per essere contro i comunisti che “mangiavano i bambini”, a quanto pare ora si dovrebbe votare ancora Berlusconi perché, adesso ci informa, i comunisti cinesi i “bambini li bollivano...”
Dall’Unione di Prodi si ribatte che si dovrebbe mandare a casa un premier “finanziato dalla mafia”. Ecco, almeno noi italiani all’estero, grazie al “miracoloso” sistema elettorale che per noi resta con la preferenza, potremmo lanciare un chiaro messaggio a Roma: si vota non contro, ma per coloro che riteniamo “the best and the brightest”.
Come lanciare questo messaggio? Dimenticando per un attimo le sigle dei partiti. Certo che bisognerà farci una croce sopra, altrimenti il voto non vale, ma quando lo fate non pensate al simbolo ma al nome che ci scrivete accanto. Insomma avete tre scelte da fare: una per il Senato e due per la Camera. Allora facciamo capire che noi italiani all’estero siamo guariti dalla malattia infantile della faziosità, se ci piacciono dei candidati di liste diverse (per il Senato e la Camera), votiamoli!
Sì proprio così, concentriamoci sui candidati e guardiamo dopo al partito. Quelli che riteniamo piú liberi, indipendenti dagli ordini dall’alto, dalla dittatura del loro partito, quelli in cui riconosciamo una personalità forte abbastanza per portare avanti idee e non tradire principi, ecco quando ci rispecchiamo in questi uomini e donne, allora il nostro voto varrà doppio.
Comunque vada a finire, avremo comunque vinto le elezioni con questo messaggio: la politica delle idee fatta dagli uomini e dalle donne, nei partiti trova il mezzo per praticarla, non il fine.
A questo punto come giornalista, chiedo scusa ai lettori-elettori. Vi chiedo scusa, perché nel mio lavoro ho concentrato l’attenzione finora sui partiti e i loro leader, su come si attaccavano a vicenda, sui loro inutili tic, tac, e toc. Non ho scritto abbastanza per farvi conoscere meglio i candidati della vostra circoscrizione. Sul sito web di America Oggi trovate un ottimo speciale dove i candidati hanno potuto mettere in vetrina la loro storia e le loro idee. Ma è la loro vetrina, confezionata da loro, senza verifiche.
Noi giornalisti italiani all’estero avremmo dovuto scavare di più nella vita di questi candidati, non raccontarli soltanto attraverso le loro veline stampa, ma piú con le nostre inchieste, facendo parlare chi li conosce meglio, chi gli è stato accanto nella loro vita professionale e anche personale. Per metterne in evidenza pregi e far emergere eventuali difetti finora tenuti nascosti. Non l’ho fatto, non l’abbiamo fatto, e me ne scuso con chi mi legge.
Il perché dell’errore, anche se non ne giustifica del tutto la mancanza, è soprattutto dovuto al ritardo con cui queste candidature sono state alla fine annunciate. Una valanga di nomi cadutaci addosso solo nelle ultime settimane.
Non avevamo né la struttura né le risorse per fare un lavoro di approfondimento valido e corretto, si rischiava di sbagliare. Non potevamo scavare nella vita di qualcuno e non di un altro/a.
O tutti o nessuno, una regola che per esempio anche Rai International avrebbe dovuto seguire invece di far spuntare in video solo i candidati “indicati” dalle segreterie dei partiti di Roma, che hanno così tentato da lontano di condizionare la vostra scelta a discapito di altri.
Così non sapete, non sappiamo abbastanza di questi candidati, e forse per molti sarà difficile scegliere.
A me è capitato di vederne tredici poco piú di una sttimana fa, e stasera (ieri sera per chi legge) ne vedró altri in un’altra tribuna politica organizzata all’Hunter College. Una buona parte di quelli che ho visto, mi ha fatto una buona impressione. In loro ho visto specchiarsi i diversi caratteri degli italiani che vivono in America. Vengono presentati o si presentano dietro ai vari simboli dei partiti, dovrebbero sforzarsi di farsi riconoscere meglio per la loro indipendenza e integrità.
Il padre di questo voto, il ministro Mirko Tremaglia, con la voce rauca come se non nutrisse piú speranze, mi disse neanche tanto tempo fa, che ci sarebbe voluta per tutto il collegio una lista unica degli italiani all’estero, indipendente dai partiti tradizionali, dove alla fine la gente sceglieva di votare per coloro che gli davano piú fiducia, che gli sembravano piú preparati e piú vicini ai loro problemi.
Così facendo, questi 12 deputati e 6 senatori eletti dall’estero sarebbero stati una voce pesante e pensante in Parlamento. Non è stato possibile, almeno nei modi sognati da Tremaglia, Ma votando per le persone, per quelle che ci danno piú fiducia, a prescindere del simbolo, daremo un segnale e non sprecheremo il nostro voto.
Pensateci, ai nostri connazionali in Italia non sarà permesso di votar così, di cercare le qualità del candidato al di là del simbolo.
Che questo nostro primo voto all’estero possa indicare all’Italia la strada per il futuro.