Politics / Votare all'estero, la prima volta (2006)
Politics / Votare all'estero, la prima volta (2006)
I cittadini italiani residenti negli Stati Uniti possono votare per posta se hanno ricevuto o richiesto in tempo i moduli necessari alle ambasciate o consolati di riferimento. Lo faranno con più piacere dei residenti in Italia, stremati da mesi di mediocri botta e risposta televisivi e da organi di stampa che non tralasciano di annotare i colori delle cravatte dei candidati premier?
Anche tra le liste elettori della circoscrizione nordamericana alcune opzioni suscitano perplessità: prendiamo il candidato UDC Gaetano Cecchini, che nella propria biografia sfoggia nientemeno che la proprietà di 17 - prelibati - ristoranti Mc Donald’s.
“Guarda qui che scelte che abbiamo”, mi indica sconsolata Lucia, 40 anni, residente da quindici, impiegata nel settore contabile. “Lega, Berlusconi, ex fascisti, ex DC, Prodi. Mi tocca votare Prodi”.
Tra quanti si sono trasferiti negli Stati Uniti da quasi mezzo secolo, e ormai non votano più nella terra natale perché ufficialmente cittadini americani, molti affermano che il 9 Aprile sceglierebbero Fini: il nostro bislacco bipolarismo non ha raggiunto chi non vive in Italia da tanto a lungo; e chi non ha subito venticinque anni di propaganda mediatica berlusconiana non afferra le ragioni della sua leadership.
Vi è infine una piccola minoranza di elettori che non avrà voce in capitolo: studenti, viaggiatori e lavoratori temporanei. La possibilità di votare dall’estero è infatti riservata ai soli residenti di fatto, e non include quindi i numerosi ricercatori, turisti e studenti di lingua che ogni anno si recano negli Stati Uniti, spesso prolungando il proprio soggiorno fino allo scadere tre mesi consentiti; né tantomeno il piccolo esercito di ristoratori, camerieri, animatori e barman che anima i quartieri italo-americani delle principali città.
Seppur superata in cifre da Centro e Sud America, l’immigrazione italiana rimane un fenomeno vivo nei grandi centri economici, commerciali e culturali, e spesso si accompagna a una situazione legale ed economica precaria, che rende lunghi i tempi di attesa per un visto di lavoro permanente e rende quindi più complicato il riconoscimento di una residenza effettiva.
Lo stato della California conta il maggior numero di immigrati illegali negli
Stati Uniti; a North Beach, la leggendaria Little Italy di San Francisco, un tempo frequentata da Kerouac e compagni, la schiera di lavoratori temporanei italiani si organizza per l’imminente stagione estiva. Non sembrano preoccupati dal dover lavorare temporaneamente in nero, anche per via dei salari più alti: nell’Italia berlusconiana con il suo milione di posti di lavoro in più, molti di loro erano costretti a lavorare illegalmente anche in patria, e senza mance.
Disorganizzazione tra i simpatizzanti del centro sinistra: Giulia, 24 anni, cameriera full time in un popolare ristorante e studentessa di inglese presso un college privato, racconta di aver chiesto ai genitori se possono spedirle i moduli per votare; il suo coetaneo Pietro dice che sta pensando di recarsi all’Ambasciata per avere qualche informazione: nessuno dei due è al corrente del termine ultimo per richiedere i documenti necessari, ormai scaduto da mesi.
Molti non sanno nemmeno che in Italia si vota; molti voterebbero quest’anno per la prima volta; ad altri non importa un bel niente della campagna elettorale o del risultato. E le ragioni addotte da chi rinuncia all’esercizio della volontà popolare non mancano purtroppo di colpire nel segno: “Se non mi dispiace di non andare a votare? Al mio quartiere, ti danno 200 euro se voti per il candidato che ti viene suggerito. Il sistema è lo stesso, per la destra o per la sinistra. Basta fare una foto con il cellulare alla tua scheda elettorale, con la croce apposta sul candidato giusto, e il guadagno è tuo. Sei mai stata a Napoli? Questa è la politica dalle mie parti. Immagina quanto mi può interessare”, mi racconta Andrea, 21 anni, in America come lavoratore illegale, con pochissime conoscenze di inglese ma con tante idee originali e ingegnose su come scampare ai controlli dell’immigrazione.