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Politics / Votare all'estero, la prima volta (2006)

Regioni e Ragioni di un voto

Letizia Airos (September 29, 2007)

Intervista al prof. Rocco Caporale.

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Professor Caporale, ci dica prima di tutto cos’è l’INIAS, l’ente per cui sta facendo questa ricerca?

“E’un piccolo centro di ricerca sulle tematiche che interessano l’Italia e gli Stati Uniti, fondato nel 1980 da un gruppo di professori della St.John’s University e di altre università americane e italiane. L’Istituto ha una sede in Italia e una filiale negli USA. Tra i vari progetti di ricerca condotti dall’INIAS va ricordato lo studio/monitoraggio decennale della ricostruzione dal terremoto dell’Irpinia-Basilicata del 1980, finanziato dalla National Science Foundation e dall’allora Bonifica/IRI (i risultati della ricerca contribuirono alla caduta del governo DeMita...), la pubblicazione della collana (dieci volumi) “Mezzogiorno Rivisitato”, il censimento dei Salernitani nel Mondo, per conto del Parco del Cilento e della Provincia di Salerno, ecc.”
Da quando ha cominciato a lavorare su tematiche legate alla presenza italiana all’estero? 
“Dal lontano 1968 quando fui ‘recuperato all’Italia’ (come uno dei cervelli in fuga... ) dall’allora direttore della Fondazione Giovanni Agnelli di Torino, il Dott. Ubaldo Scassellati...”
Da dove provengono i dati di quest’ultima ricerca?
“Dietro richiesta di alcuni tra i candidati, noi abbiamo lavorato all’analisi tecnica dei dati che sono stati messi a disposizione dei candidati dal Ministero dell’Interno. Però eravamo avvantaggiati dal fatto che da vari anni lavoriamo ai dati AIRE per conto di varie province, comuni e alcuni enti pubblici del Mezzogiorno.”
Cominciamo dall’inizio. Dai numeri. Lei dice che la scomparsa, per cancellazione di ben 130 mila cittadini dalla lista, è stata indice di confusione. Perche? Quali discrepanze ha trovato poi nei dati in suo possesso?
“Dovremmo chiederci con quali criteri questi iscritti all’Aire sono stati cancellati (deceduti, indirizzi errati, cambio di residenza, errore.... ecc.). Faccio un caso personale: nonostante che io abbia sempre mantenuto la cittadinanza italiana e che abbia votato presso il Consolato di New York nelle prime elezioni dei Comites (quando ero perfino uno dei primi candidati....), a un certo punto sono scomparso dalla lista, anzi in Italia l’Ufficio Cittadinanza del comune di Napoli (dove mantengo la residenza dal 1983) mi ha radiato dalla lista dei residenti e dei cittadini e mi ha costretto a fare la trafila per riacquistare la cittadinanza, una esperienza assolutamente allucinante. Nonostante abbia passaporti, carte di identità, certificati di residenza e stato di famiglia, nonostante che, oltre a pagare le tasse come cittadino italiano, abbia regolarmente votato in Italia durante gli ultimi tre decenni, sono stato informato che avrei dovuto fare le pratiche come apolide e riacquistare la cittadinanza italiana! Cosa che ho fatto, per disperazione e necessità. Ma quando il mese scorso sono andato al Comune di Napoli per verificare, ho scoperto che tutto il mio record dei venti anni precedenti è scomparso e che la mia certificazione come cittadino italiano comincia dal Luglio 2005! 
Sono diventato un esperto in materia di cittadinanza e il mese venturo farò un ricorso per ottenere la restituzione della mia certificazione... e la storia della mia italianità”.
Perchè dei dati statistici abbiano valore occorre che siano raccolti con coerenza. Pensa che gli incaricati nelle circoscrizioni consolari da lei esaminate si siano attenuti a criteri simili nel comporre il database globale o no? Quale circoscrizione secondo lei ha raccolto i dati in maniera più completa?
“I dati sono incompleti. Indubbiamente alcune circoscrizioni consolari sembrano aver fatto un lavoro più serio di altre. Quella di Miami, ad esempio, è l’unica in tutta l’area che è riuscita a raccogliere anche oltre mille indirizzi e-mail”.
Che differenze sostanziali ha rilevato tra Canada Usa e Messico?
“Innanzitutto i totali. Parliamo di 199.102 elettori negli USA, di 131.427 nel Canada e di appena 16.210 nel Centro America. Ma quello che colpisce di più è la rappresentanza regionale. Sono fenomeni molto interessanti e che andrebbero studiati a fondo. Purtroppo nei corridoi ministeriali pare non ci sia tanta simpatia per studi di questo genere, anche perche c’è una apprensione abbastanza stupida di possibili violazioni della privacy...”
Un consiglio da lei che si è immerso in questi dati. Lei denuncia l’assenza di due variabili come la professionalità e la scolarità. Ma come andrebbero raccolti allora?
“Nei dati trasmessi dai comuni al Ministero queste due variabili sono incluse, ma ci sono parecchie caselle vuote. Nel caso della raccolta di dati fatta da questo nostro Istituto in un’altra ricerca per la provincia di Salerno, per esempio avevamo constatato il livello sconcertante di bassa scolarità dei nostri emigrati (una buona percentuale di “analfabeti”) che avrebbe dovuto suggerire a chiunque un programma rapido di scolarizzazione minima organizzato dal governo per preparare questi nostri emigrati all’esperienza estera e non farci fare una brutta figura.Nulla di tutto questo è stato fatto. Questo è, secondo me, solo uno degli indicatori ‘hard’ di quanto la nazione abbia disprezzato e ignorato i suoi figli che emigravano e dei quali si liberava con molto piacere. L’emigrazione rappresenta l’unica grande rivoluzione storica avvenuta in Italia. Ma a livello individuale, (diremmo all’italiana) senza spargimento di sangue. L’Italia si è sbarazzata di questi rivoluzionari con grande piacere , assicurandosi poi l’uso dei miliardi delle loro rimesse per i fini dello Stato. A parte questa predicozza, sarebbe stato di sommo interesse ai candidati conoscere queste due variabili, in base alle quali avrebbero potuto focalizzare meglio la campagna elettorale e risparmiare notevolmente sulle spese.
Ma la considerazione più profonda è di riconoscere il dovere che il Governo ha di osservare la Costituzione che dice chiaramente che il Governo deve condurre il censimento di tutti gli italiani, senza discriminare tra quelli residenti sul territorio nazionale e i non residenti. Questo obbligo costituzionale non è stato mai messo in atto e, negli ultimi venti anni, si e creato l’escamotage dell’Aire che è un ripiego disfunzionale...”
Se non sbaglio lei non ha potuto estrapolare un’altra variabile importante. Quella legata all’anzianità della nostra immigrazione. Insomma sulle differenze tra nuova e vecchia immigrazione.
“Si non si può fare per due ragioni. Prima perchè dalla lista hanno eliminati i dati di quella variabile, eccetto quando hanno sbagliato confondendo alcuni di questi dati in colonne dove non dovrebbero essere e poi perchè anche quando questi dati fossero reperibili per tutti, non sono attendibili perché i comuni non hanno mantenuto i record del momento di emigrazione, ma hanno solo cominciato a iscrivere gli emigrati a partire dalla data quando è andata in vigore la legge AIRE, dando l’impressione che sono tutti emigrati in quell’anno!”
Comunque con i dati che abbiamo alcune valutazioni che lei fa sembrano molto interessanti. Per esempio quella sull’appartenenza regionale. Che differenza c’è nelle tre aree?
“Quando scomponiamo la distribuzione tra le tre aree geografiche significative, troviamo a sorpresa che mentre i siciliani prevalgono negli USA, nel Canada sono i calabresi a essere più numerosi, mentre nell’America centrale sono nientemeno che...i lombardi!”
Crede che questo possa essere un elemento caratterizzante nelle preferenze espresse? Quindi, per esempio, per un candidato che negli USA imposta la sua campagna sull’appartenenza alla regione Sicilia è relativamente più facile vincere?
“Assolutamente, sì.In questa campagna elettorale per l’elettore ha meno peso il programma, mentre ha importanza decisiva il bisogno di allinearsi con gli amici e con i corregionali.”

Esaminiamo poi l’età degli elettori. Si evince facilmente, come lei scrive, che tra cinquantanni non ci saranno più elettori e che questo è il momento di maggiore picco. Che fare secondo lei? Però non sembra che ci siano poi pochi giovani italiani in giro…
“Il problema del riacquisto della cittadinanza, specialmente per i giovani, diventa cruciale, ma va gestito con molta riflessione, e soprattutto dopo uno studio delle implicazioni numeriche e ovviamente politiche dell’allargamento della cittadinanza.  Di nuovo, per personalizzare il caso, mia figlia ha un desiderio profondissimo di acquistare la cittadinanza italiana, ma, per le vicende che ho descritto sopra e per alcune circostanze cronologiche della sua vita che inficiano la sua eleggibilità ‘secundum legem’, ha incontrato ostacoli insormontabili...”
In base ai suoi dati, provi a fare una previsione. Anche se lo sappiamo tutti quanto sia azzardata. Come abbiamo detto secondo lei gli schieramenti politici in queste elezioni potrebbero contar poco, allora chi ha in ultima analisi possibilità di prendere più voti negli USA?
“Mi azzardo a dire ancora: chi ha un grande potenziale regionale e allo stesso tempo una forte visibilità tra le associazioni.
Ma vorrei aggiungere come seconda probabilità anche chi punta su una lista indipendente. Ma a condizione di raggiungere un alto livello di promozione e visibilità e, molto più, a condizione che la nostra comunità manifesti un alto livello di maturità culturale. Al momento non ci sono i dati per valutare questo livello. Mi piacerebbe svegliarmi il 12 o 13 aprile e appurare che la comunità italiana all’estero ha capito e captato l’opportunità enorme che le è stata offerta con la possibilità di sviluppare quella che definisco ‘la cultura politica di ritorno’ di cui l’Italia ha un bisogno immenso...”
 
E partendo ancora dai suoi dati e magari anche dalla sua ricca conoscenza della comunità, che differenze di voto potrebbero esserci tra Canada e USA?
“A mio semplice avviso, il fattore regionale opererà più efficacemente nel Canada che negli USA e meno nell’America Centrale”.
 
Lei nei prossimi giorni lavorerà ad un sondaggio che apparirà su “America Oggi”. Ci anticipi quando sarà pronto e come pensa di organizzarsi.
“Prima di tutto, speriamo di farcela. Sarà un sondaggio telefonico condotto a rigore di statistica. Il nostro problema principale è quello di disporre di un campione statisticamente rappresentativo e dei numeri telefonici degli elettori inclusi nel campione.
Siccome questo è un servizio che facciamo gratis, ci rivolgeremo ai candidati per poter accedere alla loro lista telefonica, o almeno per ottenere da loro un sotto-campione statisticamente affidabile degli elettori dei quali essi hanno il numero telefonico.
Se tutto va bene, potremmo saltare in bocca al lupo per qualche giorno prima del 9 aprile.
Poi, a elezioni completate, se sballiamo di molto, chiederemo la cittadinanza dello Zimbawe....”