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Politics / Votare all'estero, la prima volta (2006)

Pronostico sugli elettori

Rocco Caporale (September 29, 2007)

Alla vigilia del voto e al di là delle diverse posizioni politiche, è urgente analizzare la consistenza del corpo elettorale degli italiani del Nord e Centro America così come emerge dai dati ufficiali forniti dal governo ai candidati per il Senato e per la Camera. Non è facile navigare attraverso i 28 file di dati (in formato text) che corrispondono alle 28 aree consolari della...

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... circoscrizione del Nord e Centro America.

Una volta trasferiti in programmi di elaborazione, ci si accorge che i file contengono numerosissimi errori di impostazione, che molte caselle sono vuote, che parte dei dati sono stati misteriosamente spostati su voci alle quali non appartengono e che si verifica ancora una frequente storpiatura di nomi geografici, a volte al limite del riconoscimento... 

Non parliamo del disastro, scontato da anni, degli indirizzi errati. I vari consolati avranno l’opportunità di verificare se la percentuale di plichi ritornati ha subito qualche flessione dal 30+% di plichi respinti al mittente nel corso delle elezioni precedenti (Comites e Referendum). Ma già fin d’ora i candidati che hanno cercato di identificare il numero di telefono degli elettori hanno potuto constatare che una parte significativa degli indirizzi contenuti nella lista AIRE del Governo non erano corretti.
Ci rincresce notare che dall’analisi di questi file ufficiali si evince una ignoranza grossolana di semplice gestione di un Data Base, oltre che di informatica, e una sciattonaggine assolutamente inaccettabile per una fonte ufficiale governativa. Eppure il programma Backbone/AnagAire, usato dal Ministero dell’Interno per la raccolta e la trasmissione dei dati dai vari comuni, avrebbe dovuto assicurare un minimo di familiarità con i requisiti elementari di “databasing”.
Da informazioni ricevute emerge che le correzioni di indirizzi sono state spedite dai consolati direttamente ai comuni, ai quali spetta la responsabilità di apportare le necessarie variazioni e trasmetterle al Ministero dell’Interno, che a sua volta formula la lista ufficiale tenendo conto delle correzioni apportate dai consolati solo indirettamente, cioè nella misura in cui i comuni hanno (o non hanno) apposto le necessarie modifiche. Abbiamo la chiara impressione che il Ministero abbia inviato ai candidati una lista vecchia, non recentemente aggiornata e che non riflette tutte le correzioni apposte dai consolati nel corso degli ultimi anni. Va notato che i dati degli uffici consolari canadesi e centro-americani danno l’impressione di contenere meno errori di quelli degli uffici consolari statunitensi.
Rammarica constatare, inoltre, che, mentre i tecnici dello Stato hanno incluso per ogni elettore sei o sette dati completamente inutili al processo elettorale, allo stesso tempo hanno avuto premura di eliminare due variabili che sarebbero state di grande utilità nella campagna elettorale e cioè il livello di scolarità e la professione dell’elettore.
Ci viene da chiedere: a che cosa sono serviti gli oltre cinque milioni di euro e l’impiego per parecchi anni di oltre trecento digitatori per assicurare una lista di elettori degna del nostro tempo? Anticipando i problemi che sarebbero sorti, l’anno scorso l’ Institute for Italian-American Studies di New York (INIAS), con la sponsorizzazione ufficiale del Consolato di N.Y., fece richiesta al Ministero degli Esteri di condurre un progetto pilota diretto a ridurre il tasso di errori nelle liste elettorali di questa giurisdizione di almeno 20 punti percentuali. L’INIAS avrebbe fatto questo lavoro gratis, chiedeva solo il permesso di usare i dati ufficiali dei due ministeri. Il Ministero non ebbe neanche la cortesia di rispondere alla proposta!
Ma veniamo all’analisi dei dati. Nella Circoscrizione del Nord America, gli Italiani intitolati a votare sono 199.102 negli Stati Uniti, 131.427 nel Canada e 16,216 nell’America Centrale, per un totale di 346.745 elettori. Nel dicembre 1999 nella stessa area geografica risultavano iscritti all’Aire ben 478.513 con nazionalità italiana. La scomparsa dalla lista ufficiale in meno di sei anni di oltre 130 mila cittadini può essere il risultato del lavoro di pulitura e allineamento da parte del Governo, ma può anche indicare lo stato di incredibile confusione che regna nel pianeta AIRE. Dei 346.745 elettori di tutta la circoscrizione 185.234 (53.24%) sono uomini e 162.670 (46.76%) sono donne. Se facciamo attenzione alle diverse aree consolari, si evince una fortissima e ovvia disparità che va dagli 80.288 elettori dell’area di New York alle poche decine di elettori in parecchie delle aree del Centro America. Nelle aree di New York, Toronto, Montreal e Filadelfia vive quasi la metà di tutti gli elettori della circoscrizione.
Il dato più interessante è la distribuzione regionale degli elettori. Gli oriundi siciliani fanno la parte del leone con il 17% (circa) degli elettori, seguiti pari passo dai campani, dai calabresi e, a una distanza meno ravvicinata, dagli oriundi del Lazio, Puglia, Abruzzo, Molise, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, ecc.
A un livello di maggiore approfondimento, e cioè appartenenza per provincia, colpisce il fatto che le province con il maggior numero di elettori sono, in ordine di grandezza: Palermo, Bari, Avellino, Frosinone, Cosenza, Roma, Napoli, Campobasso, Catanzaro e Reggio Calabria. Queste dieci province, ciascuna con più di diecimila elettori, costituiscono tra di loro oltre un terzo di tutto il corpo elettorale del Nord e Centro America.
Una prima analisi approssimata dei comuni di origine degli elettori (di riferimento per l’iscrizione AIRE) rivela che essi provengono da ben 6.417 degli 8.000+ comuni d’Italia, ma allo stesso tempo fa emergere il fatto che, mentre comuni come Milano, Napoli, Pachino (!), Palermo, Torino, Carini (!)... sono rappresentati nel Nord e Centro America da migliaia di elettori, 727 comuni italiani sono rappresentati da appena un solo elettore!
Paradossalmente, i nostri 346.745 elettori sono presenti in ben 26.019 diverse località (piccole e grandi) del Nord e Centro America, ma non in modo unforme, in quanto in oltre metà di queste località, e ciò 13.107, vive un solo elettore italiano, cioè al culmine della solitudine... politica!
E veniamo alla distribuzione per età. Dall’istogramma sull’ anno di nascita degli elettori si evincono tre formazioni essenziali:
1. Oltre 2.000 elettori sono nati prima del 1910 e tra questi ben 310 sono centenari... Il loro voto è, a dir meno, tra la vita e la morte!
2. Gli elettori giovani, quelli nati dopo il 1980, rappresentano una forte minoranza (meno di 20.000) mentre...
3. il grosso degli elettori è nato tra il 1930 e il 1970. Pertanto, l’età media dell’elettore tipico si aggira sui cinquanta di anni.
Proiettando lo sviluppo di questo ‘trend’ per le prossime decadi ed elezioni, è legittimo anticipare che a metà secolo il numero di elettori potrebbe ridursia solo qualche decina di migliaia di nostalgici...
In altre parole, le elezioni del 2006 potrebbero rappresentare la prima e l’ultima volta che la comunità italiana nel Nord e Centro America partecipa con un volume di elettori così consistente. Nelle decadi future la voce di questi elettori è condannata ad affievolirsi per difetto di numeri...
 
 
PRONOSTICI
 
Dall’analisi sommaria dei dati emerge chiaramente che il fattore etnico-regionale potrebbe giocare un ruolo cruciale nei risultati elettorali di questa tornata.
Considerando che i programmi dei candidati dei vari partiti si assomigliano fino alla noia e che la comunità degli elettori si sente a disagio nel sentirsi trascinata involontariamente nel vortice dell’“uber-partitismo” italiano, l’appartenenza alla stessa regione potrebbe costituire una forte e legittima motivazione per favorire il candidato corregionale.
Il fattore etnico-regionale, però, va triangolato con il fattore associazionistico. Nell’area del Nord e Centro America operano oltre 800 piccole e grosse associazioni dei nostri connazionali, per la maggior parte di dimensione “paesana”, provinciale e, in misura minore, regionale (vedi federazioni).
Il numero di soci di queste associazioni è noto solo a Dio... Ma se ipotizziamo, ragionevolmente, una media di 150 soci per associazione, arriviamo a un totale ipotetico di 120.000 cittadini, tutti con una probabilità molto più alta, che non è il caso dei non-soci, di avere ancora la cittadinanza italiana e quindi di essere elettori.
Dalle scienze sociali sappiamo che il determinante del voto è prevalentemente l’influenza subita nel contesto interattivo di associazioni primarie, come la famiglia, gli amici e i soci delle associazioni primarie alla quali si appartiene. Già parecchie di queste associazioni hanno espresso per bocca dei loro rappresentanti le loro preferenze. Pertanto tutto fa credere che i due fattori incrociati di appartenenza etnica e di associazionismo potrebbero costituire il fattore determinante delle presenti elezioni.
Il motivo dirimente di questo pronostico sta nel fatto che, come detto prima, nelle loro linee maestre i programmi dei vari partiti si sovrappongono in gran parte. Quindi, sulla scelta dell’elettore avrà meno peso il programma, mentre avrà importanza decisiva il bisogno di allinearsi con gli amici e con i corregionali con cui ci si interagisce più frequentemente.
Questo significa che, in un certo senso, l’opportunità offerta alla comunità italiana all’estero di avere un impatto decisivo sulla politica italiana in base alla loro acculturazione in un ambiente politico di sapore anglosassone, è andata perduta il momento in cui la comunità italiana, principalmente del Nord e Centro America e dell’Australia, ma anche dell’Inghilterra, della Germania e della Svizzera, ha scelto di importare e riprodurre fedelmente il sistema partitico italiano in terra americana, australiana, ecc. con tutto il suo divisionismo, parcellismo e blocchismo.
La presente tornata elettorale offriva una grande opportunità di far valere il significato e il risultato della preziosissima esperienza migratoria e di acculturazione, se la nostra comunità si fosse organizzata in modo da generare un “movimento culturale politico di ritorno” che avrebbe potuto sfidare l’orribile sistema partitistico italiano e costringere i due blocchi politici a confrontarsi più serenamente, superando le aspre antinomie di parte. Con la riproduzione dei partiti politici italiani in terra americana, australiana ecc. c’è stata solo una caduta di tono e la perdita di una preziosa opportunità che non ritornerà mai più.
Al di là di questa ampia tematica, resta la perplessità di come verrà percepito globalmente il voto degli italiani all’estero di fronte ai possibili scenari del risultato elettorale nella madre patria.
Qui le ipotesi appaiono abbastanza definite. Se i due blocchi politici pareggiano in Italia, il voto degli italiani all’estero costituirà il fattore decisivo, per cui gli “emigrati” saranno benedetti, o biasimati, per sempre da una parte della madre patria. Se in Italia vince uno dei poli e questa vittoria è sminuita dal voto più o meno compatto degli italiani all’estero, gli italiani nella madre patria si sentiranno offesi da questo contro-piede dei “parvenue” d’“oltralpe e d’oltre i mari...”
In ognuna di queste ipotesi, se la differenza tra i due poli risulterà di solo qualche centinaio di migliaia di elettori, resta aperta la possibilità che il gruppo di “disenfranchised” elettori italiani all’estero (che potrebbe aggirarsi sul 100.000 e più) grazie alla incompetenza ministeriale e al mancato allineamento e aggiornamento della lista AIRE, potrebbe far ricorso legale e chiedere l’annullamento delle elezioni ‘tout court’. In conclusione, questo momento elettorale che ha conferito tanta gioia e fierezza agli italiani della diaspora, potrebbe rappresentare un momento involutivo, che metterebbe in crisi (almeno per il momento) quella che pareva una meravigliosa crescita politica e culturale di una comunità globalizzata ancora in fase di sviluppo.