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Politics / Votare all'estero, la prima volta (2006)

L'intervento. Approposito dell'articolo di Sergio Romano

Dom Serafini (September 29, 2007)

Il movimento anti-italiani all’estero chiama rinforzi

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Gli intellettuali non hanno risparmiato armi per combattere il voto degli italiani all’estero: si sono usati l’ironia, i toni sfottenti e il ridicolo; si è provato a denigrarlo mettendo in ballo il “nostalgico” ed il “marziano” ed ora l’opinionista Sergio Romano, ci prova “intellettualizzandolo”, con la speranza che, finalmente, la denigrazione dell’italiano all’estero sia, una volta per tutte, completa.


Romano lo fa con un articolo in prima pagina de “Il Corriere della Sera” del 31 marzo (“Le commedie degli onorevoli italo-esteri”). In Italia, il Dna di molti radical-chic rifiuta di vedere gli italiani all’estero come un patrimonio a beneficio dell’Italia e rigetta il paragone con le regioni a statuto speciale. Ciò è in parte ricollegabile al rifiuto della globalizzazione che riduce il controllo politico nazionale. Ora che l’armata anti-italiani all’estero è messa in difficoltà da una efficace controffensiva, arriva il rinforzo di una penna prestigiosa come Romano.

Con l’articolo su “Il Corriere”, l’opinionista non delude: prima cita l’esempio della Francia in modo incompleto, poi segnala particolari “folcloristici” degli italiani all’estero, come se il folklore in Italia non esistesse, pur sapendo (essendo lui stato ambasciatore a Mosca e giornalista inviato a Parigi, Londra e Vienna) che l’italiano all’estero riflette il microcosmo dell’Italia stessa.

Parlando di altri Paesi che permettono il voto all’estero, Romano fa notare che, “...scelgono sempre, in ciascuno dei casi, gli stessi candidati per cui votare i loro compatrioti rimasti in patria”. In seguito, però, ammette che “esiste un Paese dove il sistema elettorale ricorda quello italiano. E’ la Francia...”, sistema che Romano preferisce a quello italiano. In verità, ci sono altri Paesi che permettono ai loro residenti all’estero di votare per rappresentanti locali: Portogallo (4 membri del Parlamento da due collegi elettorali all’estero), Croazia (12 seggi parlamentari sono stati riservati per i croati all’estero), oltre alla Francia (12 senatori della circoscrizione estera). Inoltre, altri quattro Paesi sono in procinto di offrire opportunità di voto passivo all’estero, cioè di eleggere i propri rappresentanti:

- Australia: dal 1918 gli australiani all’estero possono votare per corrispondenza. Nel 2000, il governo dello stato del Sud Australia ha lanciato la proposta di creare uno speciale “collegio elettorale per gli espatriati”, considerando che “il network degli australiani nel mondo rappresenta uno dei maggiori vantaggi per promuovere il Sistema Australia”.

- Gran Bretagna: i cittadini all’estero possono votare per posta dal 1980. Ora si sta pensando di creare seggi per l’estero.

- Irlanda: il governo ha proposto un emendamento alla Costituzione per l’elezione di 3 membri del Senato da parte di emigrati irlandesi. Questi 3 rappresentanti non andrebbero ad aumentare il numero dei 60 senatori, ma sostituirebbero 3 degli attuali 11 senatori nominati dal Primo Ministro.

- Stati Uniti: gli americani residenti all’estero possono votare per posta dal 1975. Nel 1995 fu presentato un disegno di legge (non ancora approvato) per la creazione di un collegio estero che rappresenti gli espatriati.