Politics / Votare all'estero, la prima volta (2006)
Politics / Votare all'estero, la prima volta (2006)

Per essere potenti non è detto che occorra avere la maggioranza o percentuali a due cifre. Un secolo fa, uno degli uomini più ricchi del mondo si chiamava Mr. Five percent. Era il soprannome di Calouste Gulbenkian, uomo d'affari turco di origine armena che era riuscito a garantirsi dalle grandi compagnie petrolifere occidentali una percentuale fissa sui loro proventi come compenso per le sue preziose mediazioni.
Appunto, gli bastava il 5% se la quantità e il valore del petrolio estratto in quella regione che oggi si chiama Iraq sarebbe diventata in pochi anni dieci, cento, mille volte più prezioso...
In Italia c'è un partito che alle ultime elezioni ha ottenuto alla Camera 534.553 voti, pari all'1.4%. Ma questi "pochi" voti hanno garantito una rendita tanto potente che il suo leader è l'alleato forse oggi più temuto dal capo del governo Prodi. L'alleanza di Centrosinistra guidata da Prodi senza quel mezzo milione di voti alle ultime elezioni non avrebbe infatti superato il Centrodestra e quindi non avrebbe avuto la maggioranza alla Camera... cioé non avrebbe ottenuto il premio della "porcata", il bonus di maggioranza garantito dalla legge elettorale. Chi ha avuto ha avuto ma chi ha finora dato può anche non dare più, capita infatti che questo partitello abbia persino tre senatori, quando al Senato la maggioranza si regge solo su due....
Si chiama Clemente Mastella creatore e "re sole" dell'Udeur (nel senso che il partito è lui), colui che guida il partito da mezzo milione di voti più potente dell'Occidente. Il fenomeno politico che con l'1,5% è diventato ministro della Giustizia. Quando due settimane fa siamo stati informati dalla Columbus Citizen Foundation di New York - la quale aveva appena invitato il ministro come ospite d'onore per il prossimo Columbus Day - che Mastella avrebbe risposto volentieri alle domande di "America Oggi" per "farsi conoscere meglio", ne abbiamo sfornate una raffica.
Dodici giorni fa le abbiamo inviate al Ministro della Giustizia. Quando abbiamo ricevuto le risposte martedì scorso, sapevamo che da un momento all'altro la miccia sulla "bomba" Mastella poteva accendersi.... ed ecco che mercoledì il ministro ha confermato in Parlamento che il suo partito (cioè lui) la legge sul conflitto di interessi voluta dai Ds e Margherita non l'avrebbe votata. E se alla Camera la sua astensione non è determinante, al Senato... Non per niente Berlusconi da mesi ripeteva che i "galantuomini" si trovano anche tra i ministri di Prodi...
Ecco quindi l'intervista col Ministro Clemente Mastella, Mr. "Uno per cento e mezzo" che fa tremare Prodi. Ma prima di leggere le risposte alle nostre domande che i funzionari del Ministero della Giustizia ci hanno inviato, dobbiamo dirvi di quelle che non hanno ricevuto risposta. Per carità, erano tante, comprendiamo la tentazione di "scegliere", ma la nostra intervista, almeno per noi, vale solo facendo conoscere anche le domande "scartate," quelle che noi, se solo avessimo saputo, invece avremmo salvato per sacrificarne altre. Eccole quindi le cinque domande e a seguire quelle che invece hanno ricevuto risposta:
1) Ministro, lei da Guardasigilli é stato protagonista di un provvedimento, quello sull'indulto, che tra le mille polemiche ha anche causato un memorabile scontro tra lei e un altro ministro del governo Prodi, l'ex magistrato Antonio Di Pietro. A distanza di quasi un anno, si é pentito o lo rifarebbe tale e quale?
2) La Procura di Milano ha cercato invano l'estradizione degli agenti Cia per il caso del rapimento di Abu Omar... Anche lei non ha dubbi, è una questione di sicurezza nazionale su cui vige il segreto di Stato e quei magistrati non avrebbero dovuto interferire? E sul caso Calipari novità?
4) Cosa pensa dello scandalo che ha investito l'amministrazione Bush, riguardo a quei procuratori federali che sarebbero stati licenziati non per una scarsa performance ma per ragioni politiche, cioé per non essere stati abbastanza militanti a favore dei repubblicani contro i democratici? Nel cortocircuito tra politica e giustizia, si rischia di più col sistema Usa o con quello italiano?
6) La legge elettorale che c'é è stata definita dallo stesso legislatore che la presentò "una porcata". Il presidente della Repubblica Napolitano ha intimato: cambiatela subito! C'é il referendum che incombe. Lei ha preso delle posizioni inequivocabili: ha praticamente minacciato che se si va al referendum, il governo Prodi cadrà... Se lei fosse un bookmaker e io scommettessi una somma puntando sull'arrivo del referendum, a quanto me lo darebbe?
10) Nei rapporti tra Stato e Chiesa, lei pensa che l'Italia si trovi in una situazione speciale rispetto alle altre democrazie occidentali? Nel 2007, come dovrebbe essere interpretata la frase di Cavour "libera Chiesa in libero Stato"?
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Perché come ministro della Giustizia ha voluto il "congelamento" di un provvedimento di riforma voluto dal precedente governo che avrebbe separato la carriera dei giudici istruttori e giudicanti e reso il sistema italiano un po' più simile a quello degli Stati Uniti e di quasi tutti gli altri paesi occidentali? La giustizia italiana andrebbe riformata, rifondata o bisogna lasciare tutto com'é?
"Innanzitutto la separazione delle carriere dei magistrati non è nel programma di Governo che ho sottoscritto. Quanto alla riforma dell'ordinamento giudiziario, varata nella scorsa legislatura, la necessità di riaprire il confronto su di essa è nata da una concezione diversa del ruolo e dell'assetto della magistratura all'interno del nostro contesto istituzionale. La mia cultura e la mia esperienza di oltre 30 anni di vita politico-parlamentare mi spingono, infatti, a considerare la magistratura come un ordine distinto dal funzionariato pubblico. Il principio ispiratore di questo modo di concepire la magistratura è la Carta Costituzionale che afferma: i magistrati si distinguono fra loro solo per diversità di funzioni e non per gerarchie di gradi. Il metodo che ho seguito nel corso del dibattito parlamentare, che mi auguro si concluderà entro il 31 luglio con l'apporto costruttivo anche dell'opposizione, è stato quello del dialogo e del confronto.
Le questioni di giustizia non possono essere affrontare in un clima di scontro, di tensione fra politica e magistratura. Certo, una giustizia lenta, che non offre risposte tempestive , anche se giusta, è una giustizia che non funziona. Proprio per questo, su mia proposta, il Consiglio dei ministri ha approvato due importanti disegni di legge che vogliono riportare la durata massima dei processi, sia civili che penali, a cinque anni. Le misure che abbiamo messo a punto e che il Parlamento si appresta ad esaminare sono tali da realizzare quella che io considero la scommessa più importante a favore dei cittadini. Il ministero della Giustizia, inoltre, sta elaborando alcuni progetti per il recupero di risorse, professionali e materiali. Diverse commissioni sono già al lavoro e presto presenteranno il risultato del loro lavoro, come peraltro a brevissimo faranno le commissioni per la riforma del codice penale e del codice di procedura penale.
Il mio obiettivo è quello di riavvicinare la Giustizia al cittadino, che deve sentire le istituzioni vicine. Proprio per questo sto organizzando, d'intesa con il Presidente del Consiglio Romano Prodi, una conferenza nazionale sulla Giustizia che coinvolgerà tutti gli operatori di settore in una tre giorni di dialogo, ascolto e proposta che si terrà a Roma, nel mese di novembre".
Parliamo del Partito Democratico. Ma perché la nascita di un grande partito di centro-sinistra non scioglie anche la sua Udeur? Vi sentite rappresentanti del centro, entrando nel grande PD non ne raffforzereste l'ala centrista moderata? Quale sarebbe la ragione per non farlo?
"Non sempre la somma aritmetica di più partiti favorisce la nascita di un grande partito e la nostra storia, anzi, dimostra il contrario. Basta ricordare il fallimento dell'unificazione socialista negli anni '70. Il fatto è che ci si può riunire se ci sono storie e idealità comuni. E' vero: molte sono le cose che ci hanno convinto ad allearci con i partiti dell'Unione ma molte sono le cose che ci dividono dal futuro Partito Democratico. Basti pensare alla vicenda dei Dico e ad alcuni aspetti della nostra politica estera. Per esempio, io resto un democristiano che non ha alcuna intenzione in Europa di morire socialista, di finire nel gruppo socialista del Parlamento Europeo".
Dunque, lei è contro la legislazione per le coppie di fatto presentata dal governo e chiamata "Dico" e infatti partecipa insieme ai leader dell'opposizione alla grande manifestazione "in difesa della famiglia". Anche sulla legge per il conflitto di interessi, ha detto che il suo partito non la voterà. Poi, a livello di elezioni locali, sta facendo delle alleanze con il Polo; per le elezioni francesi ha esultato per la vittoria di Sarkozy... Cosa replica a chi dice che presto Mastella e l'Udeur passeranno con Berlusconi?
"Questa storia me la porto dietro da anni e sono i fatti a dimostrare quanto non sia vera. Nel centrosinistra sono tornato nel 98 e da allora non mi sono mosso. Certo, la vita non è stata e non è facile. Gli alleati, che oggi grazie al voto determinante del mio piccolo partito sono tornati maggioranza, non mi hanno risparmiato colpi bassi: soprattutto sul territorio. Ovunque, quando possibile, si tenta la nostra emarginazione. Quanto al futuro, ho sempre detto che le alleanze non sono eterne e sono stato guardato con diffidenza. Ora che lo dice anche il presidente Marini, vedo che i miei critici stanno zitti. Come vede, due pesi e due misure".
Il governo ha compiuto un anno: nella sua azione cosa l'ha soddisfatta di più e cosa boccia? Se trovasse la lampada con il genio ed esprimesse un desiderio, quale ministro del governo Prodi farebbe sparire: Di Pietro? Bindi? Bonino? Un comunista?
"Francamente il governo non ha lavorato male, anche se il primo anno è stato difficile, abbiamo ereditato una situazione pesante che ci ha costretti ad assumerci la responsabilità di misure certamente impopolari ma che cominciano a dare frutti positivi. Diciamo che è passata a nuttata. Si tratta ora di non compromettere il lavoro svolto".
E' soddisfatto della nuova legge sull'immigrazione?
"Si. Speriamo che il Parlamento l'approvi in tempi rapidi".
Sulla moratoria per la pena di morte all'Onu, l'Italia ha fatto finora tutto quello che poteva?
"Direi decisamente di si. Io stesso, il 13 gennaio scorso, durante il consiglio dei ministri della Giustizia europei che si è svolto a Dresda, in Germania, ho proposto di discutere il tema della pena della sospensione delle esecuzioni capitali che ha visto il Governo italiano impegnato a inserire l'argomento all'ordine del giorno dell'assemblea Onu.
L'incarico affidato all'Italia e alla presidenza tedesca, come ha comunicato il ministro degli Esteri D'Alema, di scrivere la risoluzione sulla moratoria da portare all'Onu il prossimo 21 giugno, rappresenta veramente un successo di cui il nostro Paese è il principale artefice. Il mio auspicio è si arrivi finalmente ad una decisione comune che ponga fine alle esecuzioni capitali. Io sono un politico cattolico, impegnato in modo laico in politica, certo, ma fermamente convinto che la vita è un dono di Dio sul quale nessuno può erigersi ad arbitro, per darla o per toglierla, a chiunque".
Il voto all'estero a sorpresa è risultato determinante nelle ultime elezioni per la risicata vittoria del Centrosinistra. Sta studiando qualche mossa particolare per sfruttare al massimo il voto dei cittadini residenti all'estero alle prossime elezioni? Ma queste sono vicine o ancora lontane? Sempre da bookmaker, a quanto me le darebbe queste puntate: si rivota entro un anno; entro due anni; a fine legislatura...
"Quando si vince con un margine risicato, si è tutti determinanti. Lo sono stati gli italiani all'estero come lo siamo stati noi. L'importante è restare coesi e, soprattutto leali. Nessuno pensi di fare Caino e la Legislatura può svolgere il suo naturale corso".
Lei è ritenuto un politico inaffondabile, che gioca sempre d'anticipo e non attende le mosse di chi, come ha detto lei recentemente, "vuole fottere il suo partito". Chi è stato il suo maestro? C'é un politico italiano più bravo di lei in questa tattica del contropiede? Chi si avvicina di più alla sua scia, Bossi o Casini?
"Di maestri, in questa cosiddetta seconda Repubblica, non ne vedo. Nella prima, tanti: Uno su tutti: Aldo Moro".
Sua moglie, che ricordiamo ai lettori è anche cittadina americana, è ormai lanciata in politica. La prossima mossa dopo l'esperienza regionale in Campania? Vorrebbe un giorno il ruolo che Bill Clinton sta ricoprendo per Hillary?
"Mia moglie sta lavorando molto bene. Ma la sorpresa è per gli altri, non per me. Senza di Lei e senza i suoi sacrifici, non sarei riuscito a fare in politica quello che ho fatto. Sandra è stata il mio primo e più importante aiuto. Oggi se ne accorge anche la politica".
Articolo pubblicato da Oggi7 il 20 maggio 2007