Sign in | Log in

Society / Memoria al Futuro - Remembrance Day In NYC

Tutti da Stella (versione italiana)

Elio Di Muccio, Angelo Russo, Stefano Longobardi & Bruno Fortunato (January 26, 2009)
Stella Levi incontra le sorelle e i nipoti a Los Angeles dopo essere sopravvissuta al campo di concentramento, 1948

Quattro studenti della "Scuola d'Italia Guglielmo Marconi" incontrano e intervistano Stella Levi, uno dei deportati italiani da Rodi che sopravvisse ai campi di concentramento nazisti

Tools

Abbiamo accompagnato quattro studenti della Scuola d'Italia Guglielmo Marconi , ad incontrare, insieme alla loro Preside Anna Fiore, la signora Stella Levi, una dei deportati italiani di Rodi sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti.

Quella che hanno realizzato al Centro Primo Levi, dove hanno conosciuto anche la direttrice esecutiva Natalia Indrimi, è una vera intervista. 

 

* * *

 

Quali italiani all’estero in una metropoli multiculturale come New York è stato interessante visitare un luogo come il Centro Primo Levi, dove la nostra cultura si incontra con quella della comunità ebraica. Qui abbiamo avuto la fortuna di incontrare Stella Levi, membro del board e sopravvissuta all’Olocausto.
 
Stella Levi nacque a Rodi allora sotto il controllo italiano. I suoi genitori allora ebbero la possibilità di scegliere tra la cittadinanza italiana e quella turca. Scelsero quella italiana. Questo le aprì le porte dell’universo culturale e letterario italiano. Rodi, situata nel Mar Egeo, era punto d’incontro tra la cultura occidentale e quella del mondo orientale.
 
La storia di Stella Levi è stata per noi tanto sconvolgente quanto affascinante. Ha incontrato, nel corso della sua vita, innumerevoli culture che porta con se assieme alla sua vicenda dolorosa e impensabile. Intervistarla è stata un’esperienza unica, nonostante il dolore scaturito dal ritorno dei ricordi, Stella Levi ci ha trasmesso le memorie di una vita e di un pezzo di storia con grande forza. E’ indispensabile tener vive queste vicende nelle nuove generazioni perchè queste si impegnino a prevenire eventi simili nel futuro. Tutto questo per la giustizia e per la tutela dei diritti umani.
 

 

 
Signora Levi, vuole raccontarci la sua vita?
“I tempi della scuola a Rodi sono stati sicuramente gli anni più belli, e sono andata in una scuola che da franco-israeliana era poi diventata italiana. Nel 1938 non potevamo più frequentare le scuole italiane per via delle leggi razziali. Siamo riusciti a trovare tre professori italiani che davano lezioni privatamente, insieme ad altri quattro ragazzi, ma non è durato a lungo… siamo rimasti a Rodi fino al 1944, e nel ’43 c’è stato l’altro ‘disastro’, cioè quando il Re e il generale Badoglio si sono arresi. Gli italiani hanno combattuto per tre giorni contro i nazisti, ma il governatore di Rodi ha avuto timore che i tedeschi facessero delle rappresaglie e così ha reso l’isola, per cui tutti gli italiani sono stati fatti prigionieri.”
 
E cosa accadde nel ’44?
‘I nazisti ci trasportarono nel mese di luglio al Pireo, il porto di Atene, su piccole navi. Da Atene so di aver viaggiato almeno per quattordici giorni in piedi. Eravamo settanta o ottanta persone nei vagoni bestiame. Fortunatamente ero vicino alla finestra, e ho visto un ‘soldatino’ lì vicino che faceva la guardia, la sua uniforme era italiana. Gli chiesi: ‘Sei italiano?’ e mi rispose: “Sì signorina; guardi, stia alla finestra che le porto una pagnotta”. è la mia sorte trovare sempre un italiano che offre, che fa un gesto... l’italiano è sempre quello: buono, generoso. Avevamo anche un barile d’acqua, che finì subito. Avevo diciannove anni.” 
 
   
C’erano anche i suoi familiari con lei?
“Sì, certo. Eravamo in 1700 persone allora.”
 
Per quanto tempo è rimasta nei campi di concentramento?
“Due mesi ad Auschwitz; siamo arrivati il 16 di agosto. Nell’ottobre del 1944 ci hanno trasportato a Landsberg, un campo-satellite di Dachau. Ci hanno dovuto spostare perché stavano arrivando i russi. Ad Auschwitz il primo giorno hanno ucciso i genitori e i vecchi. Noi ne eravamo ignari. Pensavamo: “Forse ci metteranno a lavorare, però le famiglie stanno insieme e i genitori stanno a casa”. Finché delle francesi ci spiegarono cos’era la camera a gas e il crematorio. Ad Auschwitz c’era ovunque un’aria molto grigia. Anche quando c’erano giornate di sole, il cielo era sempre grigio. Era come un buco nero.”
 
Come siete arrivati a Dachau?
“A piedi. Quando dicono che la gente non sapeva di tutto questo non è vero. Ci hanno visto migliaia di volte, nei treni e nelle stazioni. Lì si lavorava. Ho lavorato per un po’ di tempo in cucina, ed è stata una salvezza. Potevo mangiare tutto quello che volevo. Mettevo sempre qualcosa sotto le ascelle, oppure riempivo i pantaloni di patate”
 
Quando è stata liberata?
‘Sono stata liberata il primo maggio 1945. I soldati americani si avvicinavano impauriti verso di noi; immagino avessimo un aspetto orribile. Hanno cominciato a gettare verso di noi del cioccolato e dei chewing gum. Una volta liberi, gli americani ci hanno chiesto dove volevamo andare. Noi abbiamo detto: “In Italia.”
 
Come è arrivata qui a New York?
“Sono arrivata negli Stati Uniti perché avevo degli zii a Los Angeles. Volevo tornare in Italia, finché incontrai qui a New York una signora che mi disse: “Vuoi tornare in Italia, ma l’Italia è distrutta, non c’è più niente”. E mi ha convinta a restare.”
 
A suo parere come si deve fare per ricordare?
“è importante trasmettere alle nuove generazioni le memorie del passato. Il genocidio non dovrebbe mai più ripetersi. Una vita vale quanto tutta l’umanità: se ne uccidi una, uccidi anche tutta l’umanità. Se si uccide una cultura si uccide l’umanità. Inoltre, c’é bisogno di difendere la società odierna e fare molta attenzione ai minimi errori. Non si può amare tutti, ma non si può odiare nessuno.”