Intervista con Germano Maccioni, il giovane regista bolognese del film "Lo Stato d’eccezione".
Nel 1997 ha seguito e registrato il processo indetto dal tribunale militare di La Spezia contro diversi ufficiali e soldati nazisti che nel 1944 si erano resi responsabili del massacro di centinaia di civili italiani residenti a Marzabotto e in altre piccole citta' sulle colline di Monte Sole, Bologna. Il processo si e' concluso con la condanna di quasi tutti gli accusati all'ergastolo, con la profonda soddisfazione dei residenti locali che dopo piu' di 60 anni hanno visto la giustizia trionfare.
Cosa spinge un giovane regista come lei a realizzare un film documentario incentrato su questo tema?
Come ogni volta in cui mi cimento in un’esperienza artistica, alla base c’è una grossa componente di curiosità, la forte volontà di imparare e di ascoltare, di capire… questa però è stata un’avventura molto speciale e unica. Era necessario fare questo film. Sono cresciuto a pochi kilometri da MonteSole e sapevo poco o niente di quella che è considerata, almeno in termini numerici e per efferatezza dei crimini, una delle più grosse stragi naziste a danni di civili dell’europa occidentale. Ho iniziato a chiedermi perché ad esempio, nessuno me ne aveva mai parlato a scuola… il bilancio dopo più di 60 anni dai fatti era una comunità rasa al suolo e ancora lacerata dal dolore dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime, e un processo contro i responsbili materiali dell’orrenda strage mai avvenuto. HO anche pensato che fare i conti con le parti scure della storia, anche con quelle più scomode e dure, sia la base per costruire fondamenta solide che ci consentano di migliorare la nostra vita, anche civile, e i giovani hanno il compito di iniziare questo processo, in ogni epoca e a maggior ragione se chi li ha preceduti non ha voluto pensarci.
Perche’ ha scelto il taglio documentariale?
Ho sempre pensato di avere di fronte una storia da raccontare. E ho pensato che la lingua che avrei usato sarebbe stata quella del cinema. Non ho voluto fare un documentario, mi sono approcciato al lavoro in termini cinematografici. E credo che a volte il confine sia sottile. Anche per chi fruisce il film. Qui c’era un processo vero, contro criminali veri e ancora vivi, per crimini contro l’umanità veri e che non vanno in prescrizione. Si trattava di mettersi in un angolo ed ascoltare.
Come ha raccolto le testimonianze? Si e’ basato di piu’ sulla memoria ufficiale o sulle memorie individuali?
Per quel che riguarda la parte processuale, le testimonianze sono quelle effettivamente raccolte in tribunale. Sono anche uscito dall’aula con la macchina da presa e insieme ad alcuni superstiti ci siamo recati sui luoghi. Il dolore e la memoria individuale non possono fare a meno di emergere. Cerchiamo però di fare una riflessione che ci riguarda tutti, ancora oggi.
Qual è stata la sua personale reazione alle testimonianze? Un episodio particolare che vuole raccontarci? Come si sente sul posto la memoria dell’evento? Le e’ capitato di parlarne con dei giovani?
Io ne sono uscito stordito. Anche in senso fisico. A volte dovevo uscire dall’aula e respirare. Di episodi ce ne sono un’infinità, fra tutti una volta in cui la giuria ha creduto necessario interrompere il dibattimento per la troppa carica emozionale e di dolore di uno dei sopravvissuti. A MonteSole la memoria dell'evento è più che viva, ed è tenuta viva da tutte le realtà che operano sul territorio e che hanno aiutato e contribuito alla nascita di questo film. Su tutti l’associazione dei familiari delle vittime e il comitato onoranze ai caduti, insieme al parco storico di MonteSole e la scuola di pace. Mi capita di parlare a giovani soprattutto quando presentiamo il film nelle scuole. In realtà a quanto pare questo è un film che ha un ascendente molto concreto e forte sul pubblico giovane, e in molti si stupiscono che l’abbia diretto un 29 enne…
Crede che il tempo trascorso possa aver in qualche modo smussato la rabbia e il dolore dei sopravvissuti o che abbia sbiadito le responsabilità degli imputati?
Se questo processo si fosse celebrato negli anni 50 avrebbe avuto sicuramente più risonanza sulla cosidetta opinione pubblica. Cosa che oggi non è avvenuta, se non nei giorni della sentenza. Come ho detto prima qui parliamo di crimini contro l’umanità che non vanno in prescrizione. Dobbiamo ricordarcelo. Il fatto che per un’anomalia giudiziaria e politica, i responsabili della strage non abbiano mai pagato per i loro crimini è un altro discorso. Il dolore e la rabbia sono aspetti talmente intimi che non mi sento di esprimermi a riguardo… so di per certo che alcuni dei testimoni hanno perdonato e che altri non ci pensano neanche lontanamente. Questo però è un aspetto umano e personale e va scisso dal processo penale a mio avviso.
Esistono molte pagine di storia della seconda guerra mondiale, così come quella di Monte Sole ancora non del tutto note. Perche’?
Bisognerebbe chiederlo alle personalità del mondo politico e militare che in quegli anni decisero di apporre un timbro di provvisoria archiviazione sui 695 fascicoli riguardanti stragi nazifasciste in Italia. Fascicoli poi rimasti chiusi nel tristemente armadio della vergogna fino a questa recente esumazione.
Il prossimo 28 gennaio il suo film verrà presentato alla Casa italiana di New York, nella settimana di commemorazione della memoria. Cosa si aspetta dal pubblico newyorkese?
Devo dire che è stata per me fonte di gioia aver ricevuto l’invito della Casa Italiana e in tutta onestà, spero che la storia trattata in questo film arrivi a parlare una lingua comune e riesca a dare qualche spunto di riflessione in più anche ad un pubblico geograficamente distante da MonteSole.
Che reazioni ha avuto in Italia il film?
Il film è stato ben accolto alle giornate degli autori al festival di Venezia, ha vinto il premio speciale della giuria al Libero Bizzarri, siamo stati in programma agli stati generali del documentario lo scorso dicembre a Palermo, senza contare tutte le presentazioni sparse per la penisola… insomma, considerando la difficoltà del tema trattato non possiamo proprio lamentarci… è prevista una pubblicazione in dvd e auspichiamo un passaggio televisivo che renderebbe possibile arrivare agli occhi di tante persone che ancora di questa storia non sanno nulla. Vedremo.
Che rapporto c’e’ tra cinema e memoria?
Mi sento di dire che esiste un rapporto molto rigoglioso… il cinema a differenza di altri linguaggi non si è risparmiato in termini di riflessione e di racconto. Senza contare che la storia e la memoria collettiva di episodi anche tragici sono argomenti che fin dai tempi delle tragedia greca vengono drammatizzati e fruiti ai fini di una catarsi o di discernimento. Il cinema è un mezzo potentissimo e quando oltre che intrattenere il pubblico riesce a consegnargli un messaggio e ad essere spunto di nuova analisi civile e umana, va oltre. Fa qualcosa di molto importante. Di necessario.