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Society / Parlano i giovani

Alex Chiaro. La fortuna di nascere negli USA da genitori napoletani

(March 12, 2009)

Philadelphia, PA - "I miei genitori vengono da Napoli, io sono nato negli USA grazie alla loro coraggiosa decisione di emigrare in cerca di una vita migliore. Ho così avuto davanti un futuro brillante che mi ha permesso di contribuire alla crescita della comunità italiana in questo Paese"

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Sei cittadino italiano?
Sono nato negli USA, ma sono un cittadino italiano di seconda generazione.
 

Che rapporto hai con l'Italia?

Poichè tutta la famiglia di mia madre vive in Italia, sento con il Paese un legame molto profondo. I nostri parenti, cugini e zii sono grati agli Stati Uniti perchè ci hanno regalato tante opportunità, ma certamente preferiremmo non essere così lontani.

 

Quanto è importante per te la lingua italiana?

La lingua è la bandiera di un Paese nel mondo. L’italiano e le sue sfumature dialettali sono parte importante del bagaglio culturale che abbiamo ereditato dai nostri genitori e nonni. Conoscere la lingua però non mi rende più italiano degli altri, o tanto meno più meritevole di ottenere la cittadinanza. In ogni caso, una certa familiarità con la lingua può sicuramente permettere una maggiore conoscenza della nostra cultura. Inoltre, attraverso la letteratura, possiamo comprendere meglio la nostra storia nazionale.

 

Quante volte vai in Italia? 

Non spesso, circa una volta ogni due anni.

 

Che cosa è la patria? Consideri l'Italia la tua patria?

Il patriottismo è un sentimento di orgoglio, di appartenenza, di rispetto ed ammirazione nei confronti del proprio Paese. Avendo la doppia cittadinanza ho una doppia fortuna: sono nato in un Paese come l'America che offre opportunità a tutti ma da genitori italiani che, in quanto tali, hanno saputo costruire una famiglia solida fondata su valori spesso assenti in altre culture.

 

Hai un particolare legame con la regione di provenienza della tua famiglia? 

I miei genitori vengono da Napoli, in Campania, situata nel meridione dell’Italia. Da lì molte persone sono emigrate per motivi lavorativi, e lo stesso vale per la mia famiglia. Se il territorio avesse avuto un’economia florida, i miei genitori non sarebbero mai venuti qui e io non sarei nato negli Stati Uniti. Venendo dalla costa orientale del Paese, che ha una ricca comunità italo-americana, cerco di stringere rapporti con le persone che hanno un passato simile al mio. Lo stesso faccio nella Commissione Giovani: con alcuni membri ho costrituito un profondo legame di amicizia.

 
Cosa differenzia il tuo rapporto con l’Italia rispetto a quello dei tuoi genitori?
 La differenza sta nel fatto che i miei genitori vennero in America in cerca di un futuro migliore per i loro figli. Pagarono un prezzo enorme per questo. Io invece sono nato qui ereditando tutti i benefici della loro decisione. Ho avuto la possilità di un futuro brillante che mi ha permesso di contribuire alla crescita sia della comunità americana che di quella italiana in questo Paese. I giovani in Italia faticano a trovare lavoro, nonostante tutti gli anni di studi e di sacrifici affrontati. Qui invece se ti impegni puoi raggiungere ottimi risultati.
 

Quali sono le tematiche più importanti per i giovani italiani all'estero?

C’è una forte necessità di rappresentanza. Non possiamo permettere che tutti gli sforzi delle precedenti generazioni vadano vani. Dobbiamo preservare la rappresentanza in Parlamento come veri e propri cittadini italiani. È essenziale per chi lavora, vive e respira nelle diverse comunità italiane nel mondo.

 

Come ti informi su quanto avviene in Italia? Usi le nuove tecnologie?

Mi informo da internet. In questo mondo globalizzato siamo tutti interconnessi. Per capirlo basta osservare gli effetti planetari della crisi economica. In modo simile la TV, RaiWorld e le pubblicazioni (sia su carta che online) diventano più accessibili e necessari.

 

Questi mezzi di comunicazione contribuiscono ad accrescere l’immagine italiana all’estero?

Ci sono profonde relazioni e interscambi culturali e professionali tra Italia ed USA che non sono sufficientemente riconosciuti. In più, altri Paesi investono maggiormente nel mercato americano con operazioni di marketing e di promozione culturale e turistica. Potrebbe essere definita propaganda (ad esempio l’Inghilterra e l’Irlanda attraverso queste campagne si sono autoconferite l’immagine di Paesi aristocratici), ma a lungo termine li ha aiutati nel consolidare la loro posizione nel sistema internazionale. Forse ci sono riusciti più in questo modo che attraverso le ordinarie strategie di poltica estera.

  

I tuoi amici americani sono interessati all'Italia?
Tutti ne riconoscono la bellezza e vogliono visitarla.
 
Ne parli con loro?
Certo, sono un grande sponsor del mio Paese d’origine.
 

Sei identificato come un italiano da loro? Se si, ti fa piacere?

Si, certo. Ma tutti o quasi in America hanno origini perlomeno biculturali, che siano Italiane, Polacche, Irlandesi o quant’altro. Credo che questa sia davvero una peculiarità di questo Paese.

 

Che rapporto hai con le tradizionali associazioni italiane all'estero?

Fortunatamente mio padre è sempre stato un membro attivo di diverse organizzazioni italiane, quindi ne conosco numerose. Credo che però queste abbiano ancora bisogno di un miglior assetto organizzativo: uno statuto in entrambe le lingue che ne chiarisca fini ed attività potrebbe sicuramente aiutarle a diffondersi ed ampliarsi.

  

Come hai reagito alla polemica aperta da Libero nel corso della Conferenza a Roma? (Mi riferisco alla critica del noto quotidiano italiano che ha parlato di “Gita per raccomandati”). Come rispondi?

Tutti i delegati dagli Stati Uniti hanno presentato un CV che dimostrava il loro profondo impegno nella promozione e nella crescita della comunità italo-americana. Sia per me che per gli altri membri della conferenza è stato un vero piacere conoscerli. Il loro lavoro era ed è interamente su base volontaristica e, nonostante il volo e l’albergo fosse stato pagato dallo Stato, tutti noi abbiamo affrontato il resto dei costi. Una risposta così celere come quella del Convegno di Philadelphia dimostra che quelli sono stati soldi ben spesi.

 
Credi che le istituzioni italiane all’estero ti forniscano tutte le informazioni di cui hai bisogno?
Si, ma non sempre. Dovrebbero coordinarsi meglio tra loro e metterci in grado di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili e necessarie.
 

Come potrebbero cambiare le cose?

In diversi campi. Sicuramente l’aiuto sia logistico che finanziario del governo è indispensabile. E noi vorremmo giocare in prima linea su molte tematiche di politica estera.
 

Credi si faccia abbastanza per promuovere la costruzione di una nuova comunità italiana nel mondo?

Se fosse così, non organizzeremmo questa conferenza.

 
Cosa ti ha dato la conferenza di Roma?
È stato un ottimo modo per creare contatti e conoscere meglio la struttura e la funzione della nostra sede presso il Ministero degli Esteri. Il network che si è creto è l’unico motivo per cui oggi siamo dove siamo e abbiamo un dialogo con i membri di tutti gli 11 COMITES della Commissione Giovani. Ha raggiunto però un risultato soltanto parziale che spero  non collida in futuro con il lavoro che stiamo portando avanti qui negli USA.
 

Cosa è cambiato dall'ultima conferenza tenutasi a dicembre a Roma?

La conferenza è stato un punto di partenza in cui abbiamo posto le basi dell’azione futura. Questo è sicuramente già un enorme passo avanti. 

 
Cosa ti aspetti dall'incontro di Philadelphia? 
Mi aspetto di continuare l’ottimo lavoro di networking già iniziato. Vorremmo organizzare un’agenda neutra dal punto di vista culturale che possa contribuire a migliorare le condizioni degli italiani nel mondo.
 
 
CENNI BIOGRAFICI
 

Nato in America da madre italiana, Alessandro Chiaro si è laureato all’università di Pittsburgh in Economia e Commercio e Scienze Politiche. Vice-presidente della commissione giovani presso il Comites di Philadelphia, è stato rappresentante del Comites alla pre-conferenza di Washington DC ed alla conferenza di Roma, inoltre è amministratore e membro fondatore del Young Italians Network USA

 

 

Speciale realizzato da Sara Capraro, Ottorino Cappelli, Marta Donatone, Francesca Di Folco, Simona Florio, Giovanna Landolfi, Marina Melchionda, Daniele Ministeri, Letizia Airos Soria

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Universita' di che? Di Stronzologia, ti sei laureato in Birre e Alchool ignorante.

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The Chiaro's Family what a fucked up family. Che schifo dovreste chiudervi in casa e non uscire piu' dalla vergogna.

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