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Society / Parlano i giovani

Francesco Daniele. Persone che sognano come me

(March 12, 2009)

Boston, MA - "Internet potrebbe essere un ponte transoceanico tra Italia e Stati Uniti che permetta a tanti giovani come me di incontrarsi. Vorrei conoscere persone che sognano, come me"

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Sei cittadino italiano?
Si
 
Sei nato in Italia o in America?

Sono nato in America. Sono un italo-americano. Ho vissuto in Italia per un lungo periodo, dove ho frequentato la prima e la seconda media. I miei genitori sono siciliani, come i miei nonni.

 

Torni mai in Italia? Che rapporto hai con questo paese?

Torno in Italia più o meno ogni due o tre mesi, per motivi di lavoro.
 
Hai una parte della tua famiglia ancora in Italia?

Si, una piccola parte. Anche se sono quasi tutti qui a Boston.

 

Che tipo di rapporto mantieni con l’Italia pur essendo negli Stati Uniti? Quanto influisce sulla tua vita e sul tuo modo di vivere?

Diciamo che nella mia vita esiste un ponte che lega in continuazione questi due paesi, lavorando con clienti italiani integro il mio rapporto fra l’Italia e gli Stati Uniti. È un rapporto a 360 gradi, dove le mie radici italiane si fondono con quelle che ho qui a Boston.

 

Per te che cos’è la Patria? Senti l’Italia un po’ come tua patria?

Ho un bel rapporto con entrambi i paesi. Certo, la mia famiglia è italiana, perciò per me è un paese molto importante.

 

Hai detto che i tuoi nonni vengono dalla Sicilia. Ti senti più italiano o siciliano, o meglio, senti un forte sentimento d’appartenenza a questo territorio?

Si, e forse è una caratteristica tipicamente italiana, questa di identificarsi più con la regione da cui si proviene, che con il Paese Italia. È una cosa molto simile a ciò che avviene anche negli Stati Uniti, dove ad esempio un bostoniano sente molto vicina la sua area geografica, anche se poi si definisce americano piuttosto che appartenente alla sua realtà locale.

 

Passiamo alla tua esperienza di giovane italo-americano qui negli Stati Uniti. Pensi che i giovani, professionalmente, possano realizzarsi meglio negli Stati Uniti o in Italia? E perchè?

Secondo me dipende molto dal settore e dalla volontà del giovane. Io ad esempio, che lavoro nel settore bancario e finanziario, sono riuscito a realizzarmi in entrambi i paesi.

 

Ora che sei negli Stati Uniti come ti informi rispetto a ciò che accade in Italia? Segui la politica, l’attualità, la cultura italiana? Quali sono i tuoi mezzi d’informazione?

Principalmente leggo “Il Sole 24 Ore”, il “Corriere della Sera” e utilizzo Internet, anche se, secondo me, sta diventando un pò dispersivo. Ci sono adesso decine di siti fatti dai giovani che dovrebbero essere aggregati e organizati in una struttura centralizzata.

 

C’è qualcosa dell’Italia che vorresti sapere in più e che non hai modo di conoscere?

Secondo me sarebbe bello sapere di più dai giovani che lavorano nel mio settore o, ancor meglio, avere un ponte che unisca i giovani che lavorano nel medesimo settore in entrambi i paesi, e non parlo solo di quello bancario o finanziario. Mi farebbe piacere conoscere altri giovani che inseguono il loro sogno.

 
Perciò credi sia utile internet a questo scopo...

Utilissimo. Può essere un grandissimo strumento per assistere i giovani nel conoscersi meglio, nell’andare avanti ad approfondire i reciproci rapporti.

 

Pensi che l’Italia sia un paese adeguatamente apprezzato dai tuoi colleghi americani?

Si, forse anche più degli italo-americani.

 
E come mai secondo te?

Secondo me manca il ponte di collegamento con le loro origini. Se i genitori o i giovani stessi non sono fortemente motivati a conoscere il proprio paese d’origine è facile perdere il legame con esso.

 
A te fa piacere essere identificato come italiano?

Certo, è il Paese più bello del mondo, anche se personalmente preferisco non definirmi con delle generalizzazioni, ma con delle caratteristiche che più propriamente mi appartengono e mi rappresentano.

 

Conosci associazioni italiane all’estero? Fai parte di qualcuna?

Sono il Presidente della Commissione per i Giovani per la Confederazione Siciliana del Nord-America, e poi faccio parte del Comites, del Gruppo Giovani qui a Boston.

 

In veste di Presidente di questa Commissione, pensi sia vero il fatto che i confini regionali e locali si vincono soltanto all’estero?

Direi che alla fine il giovane si sente entrambi, si sente italiano perchè c’è sempre questo furore per le cose italiane ma è anche molto radicato nel suo territorio locale.

 

 Secondo te esiste un collante che unisce i giovani italiani all’estero e qual è?

Le loro origini.
 

E secondo te cosa spinge l’italiano all’estero a mettersi in contatto con i propri connazionali? C’è qualcosa che si vuole preservare?

Secondo me la voglia di riscoprire il proprio passato. Dipende molto anche da qual è il paese di cui stiamo parlando... ci sono alcuni che permettono di andare a riscoprire il passato...  Il dna italiano non ce lo toglie nessuno, ce l’abbiamo dentro. C’è chi lo scopre una volta nella vita andando in Italia, c’è chi lo scopre tutti i giorni leggendo riviste italiane qui in America. Speriamo che sempre più giovani riescano ad avvicinarsi alle loro origini.

 

Come viene percepita secondo te l’Italia all’estero? Quali risultano essere i punti di forza e le debolezze?

Viene percepito tutto in modo positivo. La nuova generazione che arriva, come anche la vecchia, è ai vertici di tutti gli aspetti culturali, sociali, governativi, e l’eccellenza italiana in questo paese è inconfondibile.

  
Ma il paese Italia come viene visto?

L’Italia è un Paese con grandi possibilità di crescita, abbiamo un passato ricchissimo che viene riconosciuto molto frequentemente. Ovviamente come tutti i Paesi c’è da migliorare, ma se ne parla molto bene.

 

Come hai reagito quando alla conferenza di Roma il giornale  “Libero” ha parlato dell’incontro come di una gita per raccomandati?

Purtroppo di gente che agisce in questo modo, e tira fango, se ne trova dappertutto e in questa bellissima occasione è accaduto ciò.

 
Ti sei sentito accusato di qualcosa?

Assolutamente no. Hanno chiesto tutti i nostri curriculum. C’è stata una selezione ed è stato fatto tutto alla luce del sole.

 
Cosa ti ha dato la conferenza di Roma?

Grande gioia per aver conosciuto e lavorato tantissimo con persone della mia età, giovani provenienti da tutto il mondo. Poi è stato dato molto spazio ai giovani per gestire il tutto in maniera autonoma. Secondo me è stato un evento splendido.

 

Che cosa ti ha deluso invece? C’era qualcosa in più che ti aspettavi da quella conferenza?

No, direi che è stato più di quello che m’aspettavo. Abbiamo lavorato benissimo sulla tematica dell’Informazione e Comunicazione . Sono molto contento dei lavori compiuti.

 

È cambiato qualcosa secondo te dopo questa conferenza?

Si, secondo me è stata una grossa scintilla. È stato forse un momento dinamico consolidato a livello globale per i nostri giovani che sono all’estero per ricollegarsi con l’Italia.

 

Ha contribuito anche ad accrescere i rapporti fra di voi?

Si, ma quella è una parte logistica partita non da Roma, ma dal New Jersey più di un anno fa e poi a Philadelphia e poi a Roma.. e adesso di nuovo a Philadelphia. E speriamo che ci saranno nuove tappe per tantissimo tempo.

 

Cosa ti aspetti invece da questo incontro a Philadelphia?

Di fare un loco gloco, andare lì per vederci e portare le storie della nostra città, di aiutare gli altri ad accrescere la nostra comunità e di avere un approccio fortemente locale, perchè ognuna delle 11 circoscrizioni americane ha delle necessità, dei requisiti e degli attributi diversi. Penso che ci siano colleghi a San Francisco con caratteristiche italo-americane diverse da quelle di italo-americani di Chicago, Washington, Boston. Perciò le potenzialità dell’italiano locale, in questa riunione, saranno fondamentali.

 

Tu dici che questa Conferenza potrà contribuire ad accrescere la comunità italiana qui negli Stati Uniti, a fortificarla. Secondo te le istituzioni italiane all’estero fanno abbastanza per accrescere e fortificare le comunità italiane nel mondo? Che tipo di appoggio secondo te vi danno le istituzioni?

Certo è una bella domanda. Ovviamente abbiamo bisogno di una maggiore assistenza nei campi di lingua e cultura, dovrebbero crescere i rapporti di commercializzazione fra i due paesi con i giovani, attraverso gli stages ecc... Dobbiamo migliorare. I tanti ricercatori che abbiamo sono italo americani o italiani che adesso vivono qui negli Stati Uniti. C’è sempre da migliorare, ma c’è anche il grosso pregio di essere italo americano, che porto con onore e orgoglio: le mie radici sono l’eccellenza dell’italoamericaneità.

 
 
CENNI BIOGRAFICI
 

Francesco Daniele, 35 anni, è nato a Boston, dove ha studiato fino alla fine delle scuole superiori. Si è iscritto poi alla Northeastern University, dove si è laureato in Finance International Business. Ha lavorato nel settore bancario, per poi conseguire un MBA a Suffolk. Attualmente lavora per la Debtx a Boston.

 

Speciale realizzato da Sara Capraro, Ottorino Cappelli, Marta Donatone, Francesca Di Folco, Simona Florio, Giovanna Landolfi, Marina Melchionda, Daniele Ministeri, Letizia Airos Soria