Society / Parlano i giovani
Society / Parlano i giovani

New York, NY - "Direi che il mio rapporto con la lingua italiana è quotidiano. Ludwig Wittgenstein diceva: 'i limiti del mio mondo sono i limiti del mio linguaggio'. Sento queste parole mie e il mio lavoro e la mia scelta di vita lo testimoniano"
Sei cittadina italiana?
Sono cittadina italiana e sono orgogliosa di esserlo. Tuttavia mi considero cittadina del mondo.
Quali sono le motivazioni che ti hanno spinta a lasciare l'Italia?
Sono venuta in America inseguendo il sogno di essere valutata per quello che sono e per quello che valgo. L’Italia non è meritocratica: spesso i posti di lavoro sono ereditati o assegnati d’ufficio, non guadagnati dai più meritevoli.
Quanto è importante per te la lingua italiana?
Consideri l'Italia la tua patria? In che modo?
Guarda, io mi sento cittadina del mondo! Credo, però, che sia indispensabile sentirsi parte di un Paese…non fosse altro che per andarsene via! Essere legati ad una patria vuol dire non essere soli.
Cosa significa per te la tua regione di appartenenza?
Su questo ho le idee abbastanza chiare. La mia regione, ma soprattutto i suoi abitanti, e gli italiani in genere, hanno tantissimi pregi: creatività, danno il meglio di se stessi nelle emergenze, imprevedibilità. Sono tutte caratteristiche che mi sono molto care, ma che evidenziano molta vivacità. Ed io per vivere preferisco un Paese meno spumeggiante. E poi trovo che l’America sia più sicura nel rispetto e nella garanzia delle regole.
Nella mia famiglia c’è chi la pensa in modo un po’ più cosmopolita, e come me agisce all'insegna del globalismo, e chi invece aspetta che la globalizzazione si assesti per potercisi inserire. La differenza dipende da quale componente del mio nucleo familiare prendo come riferimento. Questo probabilmente vale per tutti gli italiani: metà amano l’America, considerata come la novità, e metà la detestano.
Credi che all'estero ci siano maggiori possibilità di realizzazione per i giovani?
All’estero in generale non lo so, ma qui nella realtà degli Stati Uniti è sicuro. Se faccio un confronto con i miei amici e coetani in Italia, la mia situazione per ora è sicuramente migliore. Anche qui, però, devo dire che la vita non è facile!
Quali sono le tematiche più importanti che vanno affrontate per seguire gli interessi dei giovani italiani all'estero?
Bisognerebbe dare un’immagine più aggiornata della realtà giovanile degli italiani all’estero e abbandonare gli stereotipi tipici delle generazioni precedenti di immigrati. Spesso inoltre non mi sento rappresentata dalle manifestazioni organizzate in occasione del “Columbus Day”, della “Columbus Parade” o da eventi analoghi. Mi piacerebbe dare un’immagine che rispecchi la realtà giovanile in modo più reale e dettagliato.
Cosa vorresti sapere di più del nostro Paese?
Mi informo sull’Italia leggendo i giornali on line. Su internet trovo informazioni interessanti sul mio Paese. Vorrei però sapere tutto quello che ormai l’autocensura e il facile demagogismo populista indotto dal sistema dei media italiani nasconde sistematicamente!
I tuoi amici americani sono interessati all'Italia?
Gli americani che diventano miei amici, spesso lo diventano proprio perché amano l’Italia. Diventa così inevitabile parlare della mia cultura, delle mie tradizioni e del mio Paese in generale.
Sei identifcata come un'italiana da loro?
Guarda ti devo confessare una sorta di civetteria: gli americani che frequento identificano gli italiani come i rappresentanti mondiali delle tre F: Fashion, Food e Ferrari. Questo, lo ammetto, mi lusinga molto! In Italia, poi, il fatto di vivere a New York, e soprattutto a Manhattan, mi fa apparire particolarmente interessante e anche questo mi lusinga molto!
Per il mio lavoro sono a contatto costantente con i COMITES, con le numerose associazioni degli insegnanti italiani negli USA e con altre associazioni di promozione della cultura italiana. In un mondo sempre più globalizzato, le ritengo punti di aggregazione indispensabili. È proprio per questo che mi sono attivata all’interno del Comitato dei Giovani Italiani all’Estero. Solo attraverso associazioni che esprimono le istanze dei membri si riesce a mantenere un rapporto vivo con le istituzioni in Italia. Mi piacerebbe vedere una partecipazione e una rappresentanza giovanile più incisiva all’interno dell’associazionismo italiano negli USA che trovo piuttosto “vecchio”.
È vero che i confini regionali e locali che tanto spaccano la società italiana con le giovani generazioni si vincono solo all'estero? Sai cosa vuol dire glocal?
Ho sperimentato personalmente che mettendo distanza fisica tra me e il luogo dove il problema sorge, spesso il problema svanisce! Penso che all’estero questo problema della contrapposizione tra localismi proprio non esista. Glocal? Ma certo che so cosa significa! Ho seguito con attenzione ed interesse gli interventi del mitico Piero Bassetti qui a New York. Ho letto il suo ultimo libro ed i ragazzi dello IACE lo hanno intervistato con domande interessantissime, alle quali ha risposto con la sua consueta freschezza e con la sua agilità mentale da teenager!
Quale è il collante che unisce i giovani italiani all'estero?
La lingua e la cultura. Anzi la lingua è cultura che funge da collante per tutti noi giovani italiani all’estero.
Come pensi che siano visti in Italia gli italiani all’estero?
La risposta è stereotipata: Italia sinonimo di creatività, spensieratezza e senso estetico. Tutto ciò la rende affascinante, ma non facile! Non capisco come il governo italiano non si renda conto del fatto che investire su di noi italiani all’estero significa investire sull’‘italianizzazione dei gusti’, ovvero promuovere il ‘made in italy’ nel mondo con ritorni economici immediati per l’Italia stessa.
Come hai reagito alla polemica aperta da Libero nel corso della Conferenza a Roma? Mi riferisco alla critica del noto quotidiano italiano che ha parlato di Gita per raccomandati. Come rispondi a queste critiche?
È una delle distorsioni del localismo, di chi non riesce a vedere oltre il proprio naso! Più che farmi arrabbiare, queste critiche non costruttive mi deprimono.
Hai avuto difficoltà a trovare istituzioni italiane all'estero che ti potessero dare tutte le informazioni di cui avevi bisogno?
Una delle ragioni per cui sono andata via dall’Italia deriva dalla delusione nei confronti dell’efficienza delle sue istituzioni burocratiche. Ironicamente oggi mi trovo a lavorare indirettamente proprio con una di queste ultime, il MAE. Sto imparando così a convivere con la cronica inefficienza delle strutture pubbliche italiane tentando quotidianemente di dare il mio contributo per poterle migliorare dall’interno grazie a tutto ciò che ho imparato in termini di etica del lavoro proprio qui negli Stati Uniti.
Vorresti essere supportata differentemente/maggiormente dalle istituzioni pubbliche italiane? O preferisci mantenere autonomia?
Sarebbe un sogno, ma non credo che sia realizzabile nel breve periodo! Intanto mi aggrappo alla mia autonomia.
Credi si faccia abbastanza per promuovere la costruzione di una nuova comunità italiana nel mondo?
Considerati i trend di globalizzazione, penso che si sia sempre in ritardo. L'importante, però, è non mollare. Sta anche a noi spingere e adoperarsi in questa direzione!
Cosa ti ha dato la conferenza di Roma?
Mi ha arricchito molto professionalemente e personalemente. È stato magnifico confrontarsi con i miei coetanei che vivono in tutti i continenti.
Cosa ti ha deluso della conferenza di Roma?
L’impreparazione dei colleghi italo-italiani invitati alla Conferenza. Infatti ho constatato con delusione che i nostri coetanei che vivono in Italia non considerano noi giovani all’estero come una enorme risorsa per il paese Italia, ma al contrario ci percepiscono come un problema per loro e per l’Italia, come dei malati cronici da assistere.
Cosa ti aspetti dall'incontro di Philadelphia?
Non vedo l’ora di rivedere i miei colleghi per riprendere le fila dei discorsi iniziati a Roma, in particolare la commissione di Lingua e Cultura di cui mi sono occupata.
Ha svolto i suoi studi a Roma, dove si è laureata con Lode in Lettere e Filosofia all’Università “La Sapienza”.
Dal 2000 è negli Usa dove sin dall’inizio ha operato nel campo della diffusione della lingua e Cultura Italiana. Oggi è la coordinatrice delle attività dello IACE (Italian American Committè on Education), una organizzazione senza scopo di lucro (Ente Gestore) sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri italiano , il cui operato è supervisionato dal l’Ufficio Didattico del Consolato Generale d’Italia a New York per potenziare la promozione e diffusione della Lingua Italina nei tre Stati di New York, New Jersey e Connecticut. I suoi interessi ed hobby sono l’arte, la letteratura, il cinema,la psicologia, l’equitazione e la danza africana.