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Society / Parlano i giovani

Nneka Achapu. Italianità da Lagos a Houston

(March 12, 2009)

Houston, TX - "Vivo a Houston ma l'Italia per me é casa perché é il posto dove ho trascorso la mia infanzia, é l'unico Paese che ho amato. Pultroppo non conosco bene la mia terra natale...se mi portassi a Roma domani riuscirei a guidarti ovunque, a Lagos non saprei dove andare"

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Sei cittadina italiana?
No, non lo sono. Subito dopo la mia nascita a Lagos, Nigeria, mi sono trasferita con mia madre in Italia per raggiungere mio padre che al tempo studiava alla Facoltà di Farmacologia dell'Università di Camerino. Nonostante abbia vissuto in Italia per la maggior parte della mia vita, non sono riuscita ancora a diventarne cittadina. Spero che alla fine di quest'anno potrò fare domanda, anche se credo che sarà difficile ottenere la cittadinanza date le vigenti leggi. Ad oggi faccio parte della Rete G2,  un’associazione che riunisce ragazzi di origini straniere che sono cresciuti in Italia.
 
Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a lasciare l'Italia?
Mi sono trasferita negli Stati Uniti nel 2000 perché i miei genitori volevano che imparassi l'inglese e che provassi a studiare presso un’università americana.
  

Che rapporto hai con l’Italia?

Sono qui negli Stati Uniti da un bel pò, l'Italia che mi ricordo é quella dei bei tempi ma molti dei miei amici mi dicono che é cambiata moltissimo. Ho perso molto in questi 8 anni lontana, e non parlo solo del Festival di Sanremo.

 

Quanto é importante per te la lingua italiana?

La lingua italiana é stata molto importante. Mi ha permesso di conseguire una laurea all'Università di Houston in Lingua e Letteratura Italiana (oltre che a quella Spagnola).

 

Che cosa è la patria? Consideri l'Italia la tua patria? In che modo?

L'Italia per me é casa perché é il posto dove ho trascorso la mia infanzia e adolescenza, é l'unico Paese che ho amato. Pultroppo non ho mai potuto conoscere bene la mia terra natale...se mi portassi a Roma domani riuscirei a guidarti ovunque, a Lagos non saprei neanche da che parte andare.

  

Ti senti legata alla tua regione di origine? 

Quando eravamo in Italia, prima di vivere a Roma, ci eravamo spostati in diverse città per via del lavoro di mio padre. Siamo stati a Velletri, Boville Ernica, Colleferro, Frosinone, Latina e Terracina. Ero molto contenta dell'opportunità di conoscere tutti quei bei posti sparsi per tutta Italia. Otre al Lazio, anche le Marche per me rappresentano un bel ricordo. Sia mio padre che mia madre hanno studiato a Camerino e vivevamo a Castelraimondo -dove ancora oggi vivono la mia madrina e padrino, Gina e Raule. Sono stati i primi che ci hanno accolto e fatto sentire italiani.

  

Cosa differenzia il tuo rapporto con l’Italia rispetto a quello dei tuoi genitori?

Mio padre vive tuttora in Italia, mentre per mia madre l'Italia rimane il Paese dei sogni irrealizati. Adesso vive qui con me a Houston, ma ogni tanto vorrebbe tornare in Italia. Anche io vorrei tanto tornarci ma sarebbe meglio se rimanessi qui dove ci sono più opportunità.

                                                                                       
 

Credi che all'estero ci siano maggiori possibilità di realizzazione per i giovani?

Purtroppo si, i giovani all'estero sono molto più indipendenti dei giovani italiani. I primi hanno l'opportunità di fare qualcosa veramente, basta guardare alle elezioni passate qui negli Stati Uniti per capire il ruolo fondamentale che hanno svolto per eleggere Obama. Riuscite a vedere un 27enne che scrive discorsi per Berlusconi? Eppure il ragazzo che ha scritto il discorso dell'Inaugurazione di Obama aveva quell’età: seduto da Starbucks sorseggiava un caffè e riscriveva un pezzo di storia degli Stati Uniti.

 

Quali sono le tematiche più importanti per i giovani italiani all'estero?

Quelle del mondo del lavoro e della formazione professionale. Bisogna anche provare a sviluppare rapporti più intensi tra le università che ospitano giovani italiani all'estero. Ma un tema molto importante, che è spesso tralasciato, è quello dell'integrazione degli stranieri nati in Italia. Secondo me per capire quello che gli italiani all'estero provano quando vanno in un Paese sconosciuto, è utile anche coinvolgere quelli che stanno affrontando gli stessi problemi in Italia e capire le loro esigenze.

  

Come ti informi sull'Italia? Leggi costantemente i giornali?

Guardo spesso i notiziari RAI e leggo il giornale online. Anche i miei amici dall’Italia attraverso Facebook mi tengono aggiornata.

 

I tuoi amici americani sono interessati all'Italia?

Si, si interessano spesso ai miei ricordi dell'Italia. Molti di loro sono anche andati in Italia o hanno studiato italiano.

  

Sei considerata un’italiana da loro? 

Dagli americani si, ma da alcuni italiani no. Nonostante parli l'italiano molto bene vengo ancora chiamata "straniera", e lo stesso accade quando mi chiedono se ho il passaporto italiano...come se un pezzo di carta dimostrasse la mia italianità. Io mi sono sempre sentita italiana.

  

Che rapporto hai con le tradizionali associazioni italiane all'estero. Le conosci?

Dipende da cosa significa tradizionale. Ad Houston non abbiamo molte rappresentanze di associazioni italiane storiche e la NIAF è quasi inesistente. Qui però coordino la sezione di Italiansonline, e la sede di AGIM- Associazione Giovani Italiani nel Mondo di cui sono la fondatrice e presidentessa. Il campo di azione della mia associazione va ben oltre Houston: copre anche New York, Barcellona, Londra, Shanghai e ultimamente Buenos Aires e Sao Paulo in Brasile. A Houston abbiamo anche un Italian Cultural Center che ospita alcune delle nostre attività culturali.

  

Come viene percepita l’Italia all’estero? Quali sono i punti di forza e quali le debolezze sulle quali credi sia utile intervenire?

L'Italia verrà vista per sempre come un Paese dal grande fascino culturale, soprattutto per le sue bellezze storiche. Ma penso che la politica in Italia dovrebbe dare più spazio ai giovani, offrendo più opportunità e ruoli all'interno del Governo. 

 

Come pensi che siano visti gli italiani all’estero in Italia?

Come non veri italiani. Penso che l'idea degli italiani all'estero per coloro che sono in Italia rimanga ancorata a quella dei grandi flussi migratori del passato, escludendo così l’importante realtà dei giovani che studiano o lavorano fuori dal Paese.

 

Come hai reagito alla polemica aperta da Libero nel corso della Conferenza di Roma? L’hanno definita una “Gita per raccomandati”. Come rispondi a queste critiche?

Beh, se posso dare un'onesta opinione, credo che ci sono state diverse situazioni dove ci sono stati ragazzi non meritevoli del viaggio a Roma. Alcuni miei colleghi mi hanno segnalato che alla conferenza erano presenti dei giovani dai capelli grigi. Inoltre alcuni non avevano partecipato adeguatamente, e alcuni erano stati selezionati a partecipare con dei criteri ignoti. Ma sono anche a conoscenza di delegati che hanno lavorato duramente per la realizazione della conferenza, che hanno davvero dato anima e cuore per partecipare e che hanno svolto un ottimo lavoro. Penso che la prossima conferenza dovrebbe essere meglio strutturata, con dei criteri di selezione più rigorosi basati sull'esperienza del giovane e la promessa di portare a termine dei progetti nei rispettivi Paesi. Magari le selezioni dovrebbero anche essere meritocratiche, guardando ai lavori svolti in passato dal giovane. Inoltre credo che la conoscenza della lingua italiana debba essere un requisito obbligatorio per qualunque giovane coinvolto. 

 

Hai avuto difficoltà a trovare istituzioni italiane all'estero che ti dessero tutte le informazioni di cui avevi bisogno?

No, ho avuto la fortuna di essere sostenuta da un Comites ben organizzato. Il Comites di Houston ha sempre fatto tutto il possibile per fornire a me e a tutti i giovani le informazioni che abbiamo chiesto.Sono stati i primi ad aiutarmi con la realizazione del progetto AGIM-Associazione Giovani Italiani nel Mondo ed anche i primi a creare una commissione giovani all'interno del comites qui negli Stati Uniti. Il presidente Vincenzo Arcobelli ci ha sempre aiutati dal punto di vista organizzativo.

  

Vorresti essere aiutata differentemente/maggiormente dalle istituzioni pubbliche italiane? O preferisci mantenere una certa autonomia?
Essere supportati dalle istituzioni pubbliche significa poter essere riconosciuti ed è molto importante nella realizzazione di alcuni progetti per cui possono fornirci importanti aiuti economici.
 
Credi si faccia abbastanza per promuovere la costruzione di una nuova comunità italiana nel mondo?
Penso che si potrebbe fare molto di piu, ma spetta anche a noi muoverci e fare nuove proposte.
  
Hai partecipato alla conferenza di Roma?
Purtroppo non ho potuto partecipare alla conferenza di Roma: all'ultimo minuto ho dovuto sostenere degli esami che non mi hanno consentito di partire in tempo. L'ho comunque seguita tramite moltissimi delegati che già conoscevo e la mia associazione.
 
Cosa ti aspetti dall'incontro di Philadelphia?
Sono molto contenta che alcuni abbiano dato vita a questa iniziativa e si siano impegnati per organizzarla nella maniera più efficiente possibile. Penso che riusciremo a portare a termine progetti importanti e a costruire un forte legame tra tutti noi residenti negli USA. 
 
 
CENNI BIOGRAFICI
 

Nneka è nata a Lagos, Nigeria, nel 1986 ed è cresciuta in Italia dove si è trasferita con la madre per raggiungere il padre, studente di Farmacologia all’Università di Camerino.

Si è trasferita negli Stati Uniti nel 2000 e si è iscritta all’università di Houston, dove si è laureata in Lingua e Letteratura Italiana e Spagnola. È fondatrice e presidentessa dell’AGIM- Associazione Giovani Italiani nel Mondo, un’associazione cui intenti si estendono anche a New York, Barcellona, Londra, Shanghai e ultimamente a Buenos Aires e Sao Paulo in Brasile.

Fa inoltre parte della Commissione Giovani Com.It.Es della Circoscrizione Consolare di Houston e della rete Rete G2, un network che coinvolge ragazzi di origini straniere che sono cresciuti in Italia.  

 
 

Speciale realizzato da Sara Capraro, Ottorino Cappelli, Marta Donatone, Francesca Di Folco, Simona Florio, Giovanna Landolfi, Marina Melchionda, Daniele Ministeri, Letizia Airos Soria

Un'Altra Afritaliania!

Un'Altra Afritaliania! Bravissima Nneka!! -Afua