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Society / Parlano i giovani

Vito Totino. Curiosità, interesse e fascino. Imparare l'Italia

(March 12, 2009)

North Jersey, NJ - "La mia ragazza non è italiana eppure sta imparando l’italiano ed è stata in Italia già tre volte. Un mio caro amico americano insegna italiano, l'adora. E comunque quasi tutti i miei amici hanno interesse a saperne di più della mia cultura e delle mie origini"

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Sei italiano?
I miei genitori sono venuti qui in America nel 1970. Sono italiani: mio padre è di San Vito sullo Jonio (Cz) e mia madre è di Mola di Bari (Ba). Io sono nato negli Stati Uniti, ma ho anche la cittadinanza italiana.

  

Che rapporto hai con l'Italia?
Vado in Italia ogni anno per le vacanze estive. Ho molti amici che vivono lì ed è anche per questo che amo andare in Italia. Ho studiato la lingua italiana dalla scuola elementare fino al college. Durante gli anni dell’università sono andato in Italia tre volte per motivi di studio: la prima volta per studiare l’arte; la seconda per approfondire la lingua e l’ultima per studiare il panorama etno-politico del Mediterraneo.  

  

Quanto è importante per te la lingua italiana?
La lingua è l’unica cosa che unisce il popolo italiano. Lasciando morire la lingua italiana all’estero si distruggerà anche ciò che siamo, una parte della nostra cultura e della nostra identità. Noi italo-americani non dobbiamo dimenticare la nostra lingua. Lo considero un obbligo nei confronti delle generazioni future che avranno il diritto di sapere da dove vengono.

  

Che cosa è la patria? Consideri l'Italia la tua patria? In che modo?
Io ho due patrie. Mi considero americano al cento per cento perchè sono nato e cresciuto qui, ma allo stesso tempo sento un forte legame e una forte appartenenza alla patria italiana perchè è stata la casa dei miei genitori e perchè io vengo da lì, da quella cultura. Sono orgoglioso di essere italo-americano.

  

Cosa differenzia il tuo rapporto con l’Italia rispetto a quello dei tuoi genitori e dei tuoi nonni?

Per i miei nonni e i miei genitori l’Italia è la loro terra dato che sono nati e cresciuti lì. Per me, invece, l’Italia è la terra dei miei antenati. È dove ci sono le mie radici, mi serve per capire il mio background. Abbiamo un tipo di amore diverso nei confronti di questo Paese.

 

Credi che all'estero ci siano maggiori possibilità di realizzazione per i giovani?

La mia esperienza mi suggerisce che all’estero ci sono più possibilità per i giovani. Credo tuttavia che la globalizzazione renda sempre più piccolo il divario tra l’Italia e il resto del mondo. Oggi le realtà tendono a somigliarsi.

  

Quali sono le tematiche più importanti che vanno affrontate per seguire gli interessi dei giovani italiani all'estero? 

Nessuna tematica è più importante di un’altra perchè tutte fanno parte di un insieme. Gli interessi dei giovani italiani possono essere seguiti nel miglior modo possibile solo se tutte le tematiche che li riguardano vengono pienamente affrontate dalle istituzioni e dalle associazioni.

  

Come ti informi sull'Italia? Leggi costantemente i giornali? 
Mi informo attraverso i giornali, internet e la televisione. Ho tanti amici in Italia e loro sono una fonte inesauribile di notizie. Non sono contento di come i mezzi di comunicazione parlano della realtà italiana di oggi rispetto a quella che hanno vissuto i miei genitori quando hanno lasciato il Paese. Ne vorrei sapere di più. Cosa è cambiato? E in che modo?

  

I tuoi amici americani sono interessati all'Italia?
Decisamente si. La mia ragazza, per esempio, non è italiana eppure sta imparando la lingua ed è stata in Italia già tre volte. Un mio caro amico americano insegna italiano alle scuole elementari, adora l’Italia. E comunque quasi tutti i miei amici hanno interesse a saperne di più della mia cultura e delle mie origini. Ne parliamo spesso e a volte credo che a loro piaccia più che a me parlare dell’Italia.

 

Sei identificato come un italiano dai tuoi amici?

Sì e no. A volte lo sono e mi fa piacere. Altre volte vengo considerato semplicemente un comunissimo ragazzo americano, e mi fa ugualmente piacere perchè sono nato qui. Lo stesso mi capita quando vengo in Italia. E comunque mi sento pienamente un italo-americano. 

 

Che rapporto hai con le tradizionali associazioni italiane all'estero. Le conosci?

Ne conosco molte, ma non sono coinvolto nei loro progetti e iniziative, ad eccezione della Commissione Giovani. Questo perchè le altre associazioni sono composte da persone più grandi e i loro programmi tendono a soddisfare le loro esigenze che nulla hanno a che fare con quelle di noi giovani italo-americani. Noi giovani oggi vogliamo concentrarci su aspetti culturali: arte, cinema, teatro.

  

È vero che i confini regionali e locali che tanto spaccano la società italiana con le giovani generazioni si vincono solo all'estero? Sai cosa vuol dire glocal?

Sicuramente in un paese come gli Stati Uniti, melting pot di diverse culture, le differenze si notano meno. Qui è più facile notare le somiglianze, piuttosto che le diversità. Credo che il termine “glocal” significa pensare globalmente e agire localmente. È un ottimo modo per spiegare come gli italo-americani vedono la propria realtà: viviamo in due mondi, abbiamo due culture.

 

Quale è il collante che unisce i giovani italiani all'estero? 

Credo che ognuno voglia far parte di un gruppo. E gli italiani all’estero, proprio grazie alla loro ‘italianità’, creano gruppo. La loro appartenenza alla medesima identità culturale li rende uniti.

 

Come viene percepita l’Italia dall’estero, quali sono i suoi punti di forza e quali le debolezze sulle quali credi sia utile intervenire? 

Credo che oggi l’immagine dell’Italia all’estero sia migliore rispetto a qualche tempo fa, quando gli italiani erano considerati semplicemente mafiosi. Oggi, infatti, l’Italia è vista come terra di bellezza, di arte, di cultura. Un Paese con la più importante casa automobilistica, la Ferrari. Per non parlare della tradizione enogastronomica: in ogni famiglia americana, almeno una volta la settimana, si mangia italiano. Anche la moda ha contribuito a migliorare l’immagine dell’Italia. Ogni prodotto Made in Italy è considerato di fascia alta e apprezzato, almeno dagli americani.  

 

Come pensi siano visti in Italia gli italiani all’estero?

Gli italiani che hanno lasciato l’Italia da molto tempo sono considerati americani. I giovani che hanno lasciato la propria terra d’origine da poco tempo sono pienamente italo-americani e vengono considerati come tali. È giusto che, in questa globalizzazione, gli italiani mantengano i contatti con il loro Paese proprio per evitare di essere considerati semplicemente americani. Mantenere i rapporti oggi è facile attraverso i cellulari, facebook e le e-mail.

 

Come hai reagito alla polemica aperta dal giornale Libero nel corso della Conferenza a Roma? (Mi riferisco alla critica del noto quotidiano italiano che ha parlato di “Gita per raccomandati”). Come rispondi? 

Mi permetto di dire che ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa di negativo da dire. Secondo me l’articolo non era professionale. Non c’è stata la voglia da parte del giornalista di capire e di entrare nelle vite dei giovani presenti alla Conferenza di Roma. Tutti i delegati, scelti dopo un lungo processo per rappresentare gli Stati Uniti, hanno meritato di essere alla conferenza romana. Sono molto attivi per la comunità italiana qui negli States.

 

Hai avuto difficoltà a trovare istituzioni italiane all'estero che ti potessero dare tutte le informazioni di cui avevi bisogno?

Penso che i consolati e alcune associazioni facciano del loro meglio per fornire tutte le informazioni necessarie a noi giovani italo-americani. Tuttavia, credo che ci sia bisogno di un gruppo che si occupi di sintetizzare le informazioni provenienti da più istituzioni. Un gruppo del genere può fornire un consistente aiuto e spero che la Commissione Giovani riesca a crearlo.


Vorresti essere supportato differentemente/maggiormente dalle istituzioni pubbliche italiane?

La cosa più importante che abbiamo realizzato a Roma è il fatto che c’è stata una Conferenza sui giovani, per i giovani e dei giovani. Solo noi possiamo decidere cosa è meglio per noi. Tuttavia, il sostegno delle istituzioni italiane, in qualsiasi forma esso sia, è accolto con favore.

 

Credi si faccia abbastanza per promuovere la costruzione di una nuova comunità italiana nel mondo? 

Credo di si. Dobbiamo ringraziare il CGIE e il Com.It.Es. per il loro costante impegno nella costruzione di una comunità italiana solida all’estero. Certamente si può fare di più. Penso, però, che con la Conferenza di Roma e di Philadelphia si stia andando nella giusta direzione. Insieme si possono realizzare tante cose.

 

 Cosa ti ha dato la conferenza di Roma?

È stata una bellissima esperienza. Non la dimenticherò mai. Mi ha dato la possibilità di essere coinvolto in un progetto per rispondere alle esigenze dei giovani italiani che vivono all’estero. Ho conosciuto in quell’occasione persone fantastiche con cui ho stretto una forte amicizia.

 

Cosa ti ha deluso della conferenza di Roma? 

L'organizzazione avrebbe potuto essere molto migliore. Tuttavia capisco che ci siano state difficoltà nel riunire 400 persone provenienti da tutto il mondo.

  

Cosa ti aspetti dall'incontro di Philadelphia? 

Continuare il lavoro iniziato a Roma. Ora dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare sodo al fine di rispondere alle esigenze delle nostre comunità locali. Sono anche impaziente di rivedere tutte le persone che ho incontrato a Roma. Stiamo attuando tutto ciò che abbiamo concordato in quella sede. Ora siamo nella fase iniziale. Ci sono alcuni aggiornamenti e molte nuove proposte. Anche di questo discuteremo a Philadelphia.

 

CENNI BIOGRAFICI

Vito Totino è nato a Bayonne (NJ) il 31 marzo 1984 dove attualmente vive. Laureato presso la Seton Hall University nel maggio 2007. Vito è coinvolto in attività giovanili  per lo sviluppo della lingua e della cultura italiana. Attualmente ricopre la carica di Presidente della Commissione Giovani del New Jersey.  

 

 

Speciale realizzato da Sara Capraro, Ottorino Cappelli, Marta Donatone, Francesca Di Folco, Simona Florio, Giovanna Landolfi, Marina Melchionda, Daniele Ministeri, Letizia Airos Soria

 

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