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"Blood type: Ragu". Siculo-americani secondo Frank Ingrasciotta

Daniele Ministeri & Marta Donatone (March 20, 2009)

Che il tuo gruppo sanguigno sia italiano o americano poco importa, "Blood type: Ragu" è uno spaccato dell'immigrazione siciliana in America che coinvolge, con il suo divertente bilinguismo, un ampio pubblico non solo italo-americano

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Non è necessario essere italiani per comprendere e godere dello spettacolo interpretato dall'attore e scrittore Frank Ingrasciotta nel suo "Blood type: Ragu", messo in scena presso il teatro

>Actors Playhouse di New York. Ci siamo recati in questo piccolo teatro del Greenwich Village qualche settimana fa, spinti dalla immediata simpatia ispirataci dalle comuni origini siciliane con l'attore delo spettacolo.

L'opera, per la maggior parte autobiografica, racconta la storia di Frank, un ragazzo americano di

origini siciliane nato e cresiuto nel quartiere newyorkese di Brooklyn. Oltre 20 personaggi si alternano e interagiscono sul palco, tutti interpretati dalla voce e dai movimenti dell'attore. Un vero e proprio one man show che va avanti senza interruzioni per novanta minuti.
  
Siamo stati contenti di scoprire che nello spettacolo non si parla di mafia, come avviene purtoppo nella maggior parte delle opere americane dedicate alla Sicilia. Se ne fa solo un riferimento sapientemente ironico quando Ingrasciotta sottolinea, volgendosi a suo fratello, che non si può andare in giro a minacciare la gente in quanto la realtà è ben diversa da un film del 'Padrino'. Un atteggiamento diversivo che ci da un'idea di quale sia lo scopo principale della rappresentazione: "Il mio obiettivo" ci ha confidato Frank "non era quello di raccontare una storia sulla mafia come

quella dei film ma di raccontare la realtà di una famiglia italo-americana. Una storia sulla vera

cultura siciliana e siculo-americana. Insomma una storia qualunque." Una storia qualunque quindi destinata tanto ad un pubblico italiano quanto ad un pubblico americano che si pone come scopo primario quello di mostrare il vero volto di un americano di origini siciliane, un volto senza etichette: "In America la gente ti vuole mettere dentro una scatola, vuole etichettarti." ha continuato l'autore parlandoci del suo vissuto. "Se sei siculo-americano pensano subito ai film sulla mafia e legano le tue origini a quell'ambiente". 

Ma ancora più sorprendente è il modo in cui Frank riesce a giocare con le espressioni linguistiche, passando dalla rozza creatività del siciliano all'elegante traduzione inglese e generando delle gag tipiche della comicità siciliana contemporanea. Nel glossario che ci è stato
consegnato prima dell'inizio dello spettacolo, strumento indispensabile per la visione da parte di un pubblico anglofono, ne troviamo qualche esempio. Dal colorito: "Ayu un dulure di testa di morire, mi pisa", si passa all'inglese: "I have a head pain to die for. It weighs me"; o ancora: "Brutta femmina", sulla quale Ingrasciotta ci informa che Totò avrebbe detto "malafemmina", si trasforma in americano "ugly woman".

"Volevo rappresentare la cultura siciliana nella sua interezza comunicandola al pubblico americano." Ci racconta Ingrasciotta. "La lingua siciliana è molto ricca di espressioni che si evolvono continuamente, è un linguaggio molto poetico, la cui traduzione in inglese risulta spesso divertente". Un espediente che non è solo fonte di ironia, ma anche uno specchio delle commistioni linguistiche spesso generate dagli italiani immigrati in America. Il risultato dell'opera è una dettagliata fotografia dell'emigrazione, in questo caso siciliana, nella quale molte famiglie possono ritrovare un pezzo della loro stessa storia perchè, come recita anche il sottotitolo della locandina legata allo spettacolo, "It's not drama..it's just family".
 
 
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