Society / Criss-Crossing Migrations
Society / Criss-Crossing Migrations

Si assiste ad una tendenza "verso una specie di smemoratezza collettiva per cui il passato diventa una cosa da specialisti, non il bene piu prezioso, con cui confrontarsi per capire meglio il presente.” In questa intervista con la grande scrittrice italiana molti spunti per riflettere...
E’ sicuramente una delle scrittrici italiane contemporanee più attente ed impegnate sui temi sociali. Ha coraggio e rara lucidità. Contribuisce con i suoi scritti, con il suo teatro, ma anche con i suoi interventi pubblici sempre mirati e articolati, densi di indicazioni concrete.
Dacia Maraini ha sempre viaggiato moltissimo e continua a farlo, partecipando a incontri, conferenze e dibattiti. La scorsa settimana era a New York, dove ha tenuto lezioni in diversi college. A lei, che ha sempre dedicato grande attenzione ai più deboli, alla donne di tutto il mondo, abbiamo posto alcune domande sul tema dell'immigrazione partendo dai recenti, tristi fatti di cronaca italiani. Ci ha offerto una testimoninianza intellettuale di grande intensità.
Esiste il reale timore di un’ondata xenofoba e razzista in italia? Lo stesso Ministro dell'Interno Giuliano Amato ha messo in guardia contro questa “terribile tigre”, questa “bestia”…
“Purtroppo penso di sì. La sensazione di pericolo, messa in risalto da una stampa spesso irresponsabile, può creare situazioni di rigetto e intolleranza. Forse però non in una forma violenta, gli italiani sono sempre stati pronti a mescolarsi con altri culture, altri popoli, anche per le antiche esperienze di emigranti. Ma episodi di violenza ce ne sono già stati contro gli immigrati e altri ne verranno, speriamo non troppi. I responsabili, anche fra gli intellettuali cercano di fare conoscere meglio le culture ospiti per farle accettare o comunque trovare un modo di convivenza basato sulla reciproca comprensione e il reciproco rispetto.”
Si ha l’impressione, soprattutto vivendo da molti anni all’estero, che tra le cause di certi atteggiamenti vicini al razzismo ci sia anche una scarsa consapevolezza delle proprie radici, della propria storia.
“E’ vero, infatti chi è appena un poco piu colto, chi ha studiato la storia e ci ha riflettuto sopra, evita piu facilmente il razzismo e la facile demagogia contro gli stranieri. Sono sopratutto alcuni partitelli di minoranza come i neofascisti e la Lega che chiedono la cacciata degli stranieri. Come se questi stranieri non fossero qui anche per lavorare, spesso sfruttati proprio da quelli che poi ne esecrano la presenza.”
Uno dei motivi per cui gli italiani dovrebbero essere “immunizzati” è che sono stati un popolo di emigranti e conoscono la sofferenza dell’emarginazione, della povertà, della discriminazione. Per richiamare questa memoria Gian Antonio Stella qualche anno fa scrisse in Italia un bel libro dal titolo “L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi”. Allora fu un caso letterario… Ma quanti italiani, soprattutto tra i giovani, sanno che una volta “i rumeni eravamo noi...”?
“Fra i giovani c’è molta ignoranza. Non tutti per fortuna, ci sono anche giovani attentissimi al passato, ma diciamo che la tendenza giovanile di oggi va verso una specie di smemoratezza collettiva per cui il passato diventa una cosa da specialisti, non il bene piu prezioso, con cui confrontarsi per capire meglio il presente.”

Gli italo/americani secondo lei potrebbero dare un contributo a questo dibattito? Negli Stati Uniti gli italiani solo qualche decennio fa non erano considerati “bianchi”. Alcuni vennero perfino linciati... Moltissimi non hanno insegnato la loro lingua ai figli per facilitarne l’assimilazione “forzata”....
“E’ vero, l’ansia dell’integrazione ha spesso forzato la cancellazione della memoria delle radici. Ma questa oblazione fa male a chi la compie su se stesso.Rimane qualcosa in sospeso nelle storie delle famiglie di emigranti. Spesso infatti sono i figli dei figli, anche se hanno perduto la memoria della lingua materna, a tornare con curiosità verso il passato trascurato e volutamente dimenticato dai genitori o dai nonni. “
Lei ha scritto, di recente, che i fatti di cronaca che rimbalzano sui giornali in Italia danno la sensazione di un degrado che non si sa arginare. Ha infatti ricordato anche che i casi di violenza piu raccapriccianti sono di mano italiana. Cosa sta succedendo nel nostro Paese?
“Sinceramente non credo che sia un fatto solo italiano. La violenza contro le donne è universale. Ho letto proprio in questi giorni una statistica che mi ha colpito: fra le donne che subiscono violenza in Italia il 36% sono laureate, il 29% hanno un diploma superiore, il 20,8% hanno la licenza media, e solo il 12,3% hanno la licenza elementare. IL che significa che la violenza è inversamente proporzionale alla emancipazione culturale. Ora ci si potrebbe chiedere: questo succede perchè le donne piu istruite sono quelle che denunciano di più, o sono quelle che subiscono piu violenza? Io credo che in effetti quando le donne sono istruite, quando si appropriano di nuovi strumenti di indipendenza, quando chiedono e pretendono piu libertà danno molto fastidio a quel mondo maschile abituato ai pirivilegi, e non sopporta l’autonomia femminile. Ma è anche vero che le donne istruite sono piu propense a denunciare la violenza, dispongono di maggiori armi di difesa e sanno come muoversi nel campo legale, mentre le altre sono indifese, hanno paura, sono piu ricattabili e spesso denunciando perdono ogni sostentamento se il marito è il solo che guadagna in famiglia.”
Il degrado non è dunque legato solo agli immigrati ma ad una situazione di malessere generale. Ho parlato ieri con Alessanra Farkas del Corriere, si è soffermata con tristezza su una sorta di “incattivimento” degli italiani. Ricordava il dopoguerra, la povertà ma anche la dispinibilità ad aiutare di cui le parlava il padre, un ebreo ungherese. E' così anche secondo lei? La situazione è peggiorata?
“C’è effettivamente un incattivimento degli italiani, e lo si vede nel linguaggio aggressivo, insultante che spesso usano per primi i politici. Anzi direi che sono stati proprio i politici in televisione a dare l’avvio a questo linguaggio intollerante e insultante. Devo dire che Berlusconi e le sue televisioni hanno molto contribuito all’imbarbarimento sia linguistico che figurativo dello stile Italia. Però non vorrei fare di ogni erba un fascio. Ci sono ancora tanti italiani che credono nella solidarietà e che lavorano in silenzio. IL volontariato è una realtà straordinaria ed estesissima di cui si parla poco e che compensa quell’indifferenza di cui parlavamo”.
Oltre alla scarsa conoscenza che hanno gli italiani della propria storia, non crede che si sappia molto poco sull’identità e la difficile storia dei rom? Il termine zingari ha una valenza dispregiativa… non ha l’impressione che si sia continuato a disinformare in questi giorni?
“Sì purtroppo ci sono molti luoghi comuni sui Rom. Nessuno si prende la briga di conoscerli piu da vicino. Io sono andata varie volte a visitare dei campi nomadi e devo dire che sono rimasta colpita dal loro coraggio e dalla loro allegria. Ma c’è anche tanta miseria e violenza a cui non sappiamo dare una risposta decente. Purtroppo c’è il fatto che sono particolarmente ostili ad ogni forma di integrazione. Forse perchè hanno paura di perdere la loro identità. Però credo che bisogna battere su quel punto. Dare loro case vivibili, fare frequentare le scuole ai loro bambini, aiutarli a portare avanti quei commerci leciti e utili, come facevano una volta con i cavalli o con gli oggetti di rame, e oggi potrebbero riguardare altri tipi di artigianato.”
Lei ha ipotizzzato che i popoli usciti dale dittature siano i più portati ad un individualismo sfrenato e pericoloso, ma le foto che abbiamo visto delle baracche rumene parlavano soprattutto di povertà. Ho provato lo stesso senso di colpa leggendo Ragazzi di Vita… quella periferia a pochi chilometri da casa, che si fa finta di non vedere. Dove c’è l’indifferenza, dove si vive emarginati senza rispetto… Non importa chi ci abiti, se si tratti di ragazzi di borgata o stranieri…
“Per l’appunto anche l’Italia veniva fuori da venti anni di fascismo e di diseducazione alla democrazia quando Pasolini ha scritto i suoi piu famosi romanzi. Spesso purtroppo la povertà e le ditturature si saldano nella storia in un unicum di violenza e maleducazione civica. Quando finiscono le dittature rimangono le macerie di un popolo non educato al rispetto altrui e alla solidarietà. Succede in tutte le parti del mondo. La democrazia è una conquista lenta e faticosa. Ci vogliono anni e anni perchè un popolo si abitui alle regole etiche della convivenza civile."
Come si puo spiegare a chi vive qui quello che sta succedendo in Italia? Da qui si percepisce chiaramente il rischio che la gente si dimentichi che la responsabilità penale è personale. Che ad uccidere è stato il signor Mailat e non il gruppo dei suoi connazionali… Sentir poi parlare di «interrompere i flussi migratori», di città «piene di miele per le mosche» di «uno sciame incontrollato che viene dall’Est Europa», fa una certa impressione...
“La maggior parte dei delitti, soprattutto quelli contro le donne, sono compiuti da italiani. Il popolo rumeno è fatto di gente buona e cattiva, come tutti i popoli del mondo. Ma con l’ingresso nell’Europa hanno accesso facile, e siccome da noi la giustizia è lenta e indecisa, i peggiori criminali vengono qui perchè sanno di poterla fare franca. E’ un calcolo molto preciso. A questo si può rimediare solo con una nuova gestione della giustizia, non tanto nuove leggi quanto rigore nell’applicazione di quelle già esistenti e costruzione di nuove carceri, il cui terribile affollamento costringe spesso a cacciarli fuori prima del tempo”
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